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La geografia del racconto

Sguardi interdisciplinari sul paesaggio urbano nella narrativa italiana contemporanea

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Davide Papotti and Franco Tomasi

Lo rappresentazione dello spazio urbano – nella sua complessa e multiforme variabilità – occupa un ruolo sempre più rilevante nella narrativa italiana dell’ultimo decennio, tanto da apparire spesso quale vero protagonista delle storie narrate. In questo libro si presentano alcuni studi di taglio interdisciplinare mirati a sondare, attraverso letture che incrociano i metodi della geografia umanistica e della critica letteraria, come la dimensione urbana venga prendendo forma in alcune esperienze letterarie; ad analisi di carattere comparato che abbracciano più autori e più aree geografiche si affiancano nel volume letture concentrate su singoli autori e singole aree geografiche, tutte però convergenti nell’intento di cogliere i rapporti complessi e rifratti tra territorio urbano e forme del suo racconto.
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Cartografie indicibili e visibili macellerie: Cosa cambia di Roberto Ferrucci (Emanuele Zinato)

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Emanuele ZINATO

Università di Padova

 

1. Soprattutto dopo il caso Gomorra, la critica letteraria italiana che si è maggiormente occupata degli “anni Zero”, si è domandata se sia possibile fare buona letteratura utilizzando materiali d’attualità, tradizionalmente più adatti all’inchiesta che al romanzo e se sia in atto, anche attraverso queste ibridazioni tra generi, una sorta di “ritorno alla realtà” o all’ “impegno”, nel campo delle nostre scritture letterarie1. Tra i testi italiani che sollecitano risposte a queste domande vi sono opere tra loro diversissime, come a esempio La città dei ragazzi di Eraldo Affinati (2008), un diario di viaggio sul rapporto fra un educatore e i nuovi migranti, Il tempo materiale di Giorgio Vasta (2008), un romanzo sul terrorismo emulato dai ragazzini, o ancora Cosa cambia di Roberto Ferrucci (2007), il testo a metà fra il reportage e la fiction sui fatti di Genova del 2001, di cui mi occuperò in questo breve saggio.

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