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La «funzione Morgante»

Persistenze e variazioni nel genere comico in ottave tra Cinque e Settecento

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Stefano Nicosia

Il libro percorre e analizza la produzione comica italiana in ottave, e la legge attraverso il Morgante, ridiscutendo i territori marcati dall’eroicomico e dalle opere di Teofilo Folengo, Pietro Aretino, Piero de’ Bardi e Niccolò Forteguerri. Il poema pulciano funziona così come una lente attraverso cui interpretare la tradizione, sulla quale l’opera stampa una vasta orma, e al contempo come un esempio della formazione della tradizione stessa. La presenza del Morgante nella letteratura italiana può, dunque, essere letta come una funzione di lungo periodo, esprimibile attraverso i diversi modi con cui il poema influenza le scritture nel tempo.
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CAPITOLO III. Pietro De’ Bardi: il Poemone e un’ibridazione pulciana

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In questo capitolo e nel seguente verranno prese in esame due opere, il Poemone di Pietro de’ Bardi e il Ricciardetto di Niccolò Forteguerri. I due poemi possono rappresentare due casi di studio interessanti, e fanno parte parte della curva della funzione Morgante che si è delineata fin qui in questo lavoro. Inoltre, la particolarità della produzione eroicomica e, in maniera diversa, di quella ‘burlesca’ in ottave sul più lungo periodo, è di essere al tempo stesso dentro e fuori da diversi generi. O meglio: di fagocitare bulimicamente un vasto repertorio di interessi, temi, posizioni. All’interno di una singola opera si può trovare, miniaturizzata, una registrazione dell’universo culturale esterno; parziale, certo, ma caleidoscopica. Ci interesserà meno rintracciare i vecchi proverbi o le tradizioni popolari disseminate tra le pagine, di più, invece, il meccanismo secondo il quale l’autore ci sta dicendo quella cosa, e non un’altra, anch’essa possibile, e la sua risposta rispetto alla tradizione.

L’eroicomico e il burlesco, intesi come due diverse scelte di poetica all’interno del più generale campo del comico, assorbono e proiettano su carta le diffrazioni costanti dell’ambiente culturale in cui vengono elaborati. Se questo è certamente vero per tutte le opere, dall’invenzione della scrittura ad oggi, con queste due visioni sub specie comica assistiamo forse ad un’operazione irrituale: il tentativo è di tenere tutto dentro le pagine, piuttosto che di procedere per eliminazione. Il labor limae è abolito, non è nemmeno preso in considerazione. La foga accumulatrice, caratteristica del Seicento barocco, rompe gli argini ed esalta il caos...

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