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La «funzione Morgante»

Persistenze e variazioni nel genere comico in ottave tra Cinque e Settecento

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Stefano Nicosia

Il libro percorre e analizza la produzione comica italiana in ottave, e la legge attraverso il Morgante, ridiscutendo i territori marcati dall’eroicomico e dalle opere di Teofilo Folengo, Pietro Aretino, Piero de’ Bardi e Niccolò Forteguerri. Il poema pulciano funziona così come una lente attraverso cui interpretare la tradizione, sulla quale l’opera stampa una vasta orma, e al contempo come un esempio della formazione della tradizione stessa. La presenza del Morgante nella letteratura italiana può, dunque, essere letta come una funzione di lungo periodo, esprimibile attraverso i diversi modi con cui il poema influenza le scritture nel tempo.
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CAPITOLO IV. Il Ricciardetto: l’estremo della funzione?

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Monsignor Forteguerri mette a fuoco l’ultimo segmento della curva, con il suo Ricciardetto. Pistoiese di nascita (1674), terzogenito e destinato, quindi, alla carriera ecclesiastica, Niccolò Forteguerri risiedette e studiò dapprima in diversi centri toscani (Pistoia, Siena, Pisa) per poi trasferirsi a Roma. Le vicende personali e le relazioni con la corte pontificia si legano in maniera decisiva alla sua produzione letteraria1.

Ciò che interessa, guardando alla persistenza del Morgante, è un poema composto tra il 1716 e il 1727, ma pubblicato soltanto postumo, nel 1738 a Venezia (con la falsa indicazione di Parigi), non avendo voluto l’autore la sua pubblicazione in vita2. Questa decisione fu probabilmente dovuta a motivazioni di opportunità, non del tutto illegittime, forse, se già l’anno successivo alla prima stampa l’opera fu messa nell’Indice, probabilmente per la troppo vibrante satira contro la curia. La satira, d’altronde, è forse la cifra più interessante della produzione forteguerriana, che conta anche dei Capitoli in forma di epistole satiriche inviate tra il 1718 e il 1734 a destinatari pistoiesi. Ma su questo si tornerà più avanti.

Il poema, in trenta canti, ritesse motivi canonici della narrazioni cavalleresche. Come nell’Orlando furioso i re d’Africa muovono guerra a Carlo Magno, così qui un’alleanza di sovrani si coalizza contro l’imperatore e gli muove guerra, perché si rifiuta di consegnare Ricciardetto, uccisore del figlio di Scricca, re dei Cafri. Parallelamente, Ricciardetto e altri vanno in cerca di Orlando, ancora pazzo dopo le vicende del Furioso. Rinaldo intanto compie imprese straordinarie in...

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