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La «funzione Morgante»

Persistenze e variazioni nel genere comico in ottave tra Cinque e Settecento

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Stefano Nicosia

Il libro percorre e analizza la produzione comica italiana in ottave, e la legge attraverso il Morgante, ridiscutendo i territori marcati dall’eroicomico e dalle opere di Teofilo Folengo, Pietro Aretino, Piero de’ Bardi e Niccolò Forteguerri. Il poema pulciano funziona così come una lente attraverso cui interpretare la tradizione, sulla quale l’opera stampa una vasta orma, e al contempo come un esempio della formazione della tradizione stessa. La presenza del Morgante nella letteratura italiana può, dunque, essere letta come una funzione di lungo periodo, esprimibile attraverso i diversi modi con cui il poema influenza le scritture nel tempo.
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Introduzione

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Come si indicherebbe nei titoli di coda, l’espressione «funzione Morgante» nelle mie intenzioni era – quando ho iniziato questo lavoro – liberamente ispirata alla più famosa «funzione Gadda». In un accesso di cleptomania di titoli, anche l’«effetto Morgante» avrebbe potuto figurare sul frontespizio, anch’esso indegnamente riproducendo una formula famosa. Non si trattava tanto di un generico tributo a Contini e a Mazzacurati, ma piuttosto di riconoscere due espressioni efficaci per descrivere un fenomeno che mi sembrava potesse rimandare, con certi distinguo, a quelli delineati dai due studiosi.

La formulazione della «funzione Gadda» è, com’è noto, legata agli studi continiani sulla scapigliatura piemontese, e risale ai primi anni Quaranta del Novecento. È un’espressione dalla forte matrice linguistica e stilistica, che esonda tanto dagli argini dei generi quanto da quelli dei tempi o dei luoghi di produzione: «Noi siamo giunti a Faldella attraverso Cagna, attraverso gli Alpinisti ciabattoni noti a Gadda e raccomandatici da lui […] e così abbiamo reperito un rappresentante importante di quella eterna “funzione Gadda” che va da Folengo e gli altri macaronici, così efficaci su Rabelais, al Joyce di Finnegans Wake».1

Altrettanto diacronico ed esplicitamente fluido, d’altro canto, è l’«effetto Sterne» di Mazzacurati, che permette movimenti in più direzioni all’interno della tradizione europea, programmaticamente estraneo alle gabbie dei generi:

L’evocazione di un «effetto», non di una «fortuna» o di una linea che si richiami esplicitamente alla letteratura di viaggio sterniano-didimea, dirà anche, attraverso la fluidità del termine, che cercavamo tracce di un alone...

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