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Armonia e conflitti

Dinamiche familiari nella narrativa italiana moderna e contemporanea

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Edited By Ilaria de Seta

Da alcuni anni, numerosi convegni, pubblicazioni e mostre nel campo della letteratura italiana rivelano un’attenzione crescente verso il tema della famiglia. I rapporti di natura familiare determinano dinamiche particolari tra i personaggi di opere narrative e amplificano il senso generale del loro confronto con la vita. Armonia e conflitti non sono che i due poli delle variegate situazioni che emergono nella trama di romanzi e racconti moderni e contemporanei. Le relazioni tra genitori e figli, il legame tra mariti e mogli, il vincolo tra fratelli e sorelle costituiscono il centro di un sistema di rapporti che prendono forme diverse. Nel volume ogni contributo, analizzando la natura dei problemi familiari presenti nei vari autori trattati e interpretandoli come ingresso privilegiato nei rispettivi universi, aggiunge un tassello allo studio di questo affascinante snodo tematico. Giancarlo Alfano, Daniele Comberiati, Fabio Danelon, Ilaria de Seta, Claudio Gigante, Monica Jansen, Matteo Palumbo, Mara Santi, Sebastiano Triulzi, Bart Van den Bossche e Franco Zangrilli ci introducono in questo viaggio. Distribuiti in due parti, Tra Otto e Novecento e Dal secondo dopoguerra a oggi, i capitoli sono dedicati in parte ad autori grandi e immancabili e in parte ad autori da ri-leggere: Manzoni, Pirandello, Tozzi, Svevo, Martini, Landolfi, Berto, Fallaci e Muratori.
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Isotopie «famigliari» nel Racconto d’Autunno di Tommaso Landolfi

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Sebastiano TRIULZI

Università Guglielmo Marconi di Roma

Il titolo che Tommaso Landolfi voleva dare in un primo momento al romanzo Racconto d’Autunno era in realtà un po’ più lungo di come lo conosciamo. La prima delle diciassette carte di cui si compone l’autografo, poi lungamente rimaneggiato, e non solo nel titolo, al momento della battitura a macchina1, recita infatti: «Racconto d’Autunno. ovvero La casa fra le montagne»2. Landolfi l’aveva scritto in due mesi, tra l’inizio di settembre e la fine dell’ottobre del 1946, nella casa avita di Pico, che fu asilo creativo delle opere della sua prima stagione, rifugio sicuro cui nel corso della sua vita sempre sarebbe tornato, nonché vero e proprio covo dei suoi sogni, così come accade per le dimore dell’infanzia o dell’adolescenza a ciascuno di noi. L’individuazione geografica di questa casa fra le montagne e il valore affettivo che essa conservò nel tempo per Landolfi rappresentano i primi tasselli di una rilettura di Racconto d’Autunno alla luce della presenza di due figure chiave, quella materna e quella paterna, trasfigurate ma non troppo rispetto agli originali. Figure tra l’altro costantemente, ossessivamente, ricorrenti nelle digressioni narrative landolfiane, nella riformulazione continua della propria storia, personale e familiare, a cui egli si dedicò con instancabile lena dopo Racconto d’Autunno. E che qui erano già dominanti, sebbene sottotraccia, già vere funzioni cognitive, già istanze psichiche, dunque narrative: il passaggio dalla prima alla seconda stagione landolfiana nasce all’interno di questa «intenzione», in senso husserliano. L’analisi...

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