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Pasolini

Cinema e antropologia

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Donatella Maraschin

Questo è il primo libro che esplora sistematicamente le strategie discorsive e le metodologie antropologiche adottate da Pier Paolo Pasolini nei suoi film. L’analisi delle intersezioni tra discorso antropologico, documentario e finzione rivela i modi attraverso cui il cinema di Pasolini sia profondamente correlato all’antropologia visuale, nei modi concettualizzati negli anni Ottanta dalla New Ethnography, sia in termini di pratica che di ricerca teorica. Una delle tesi del libro è che i film di Pasolini contengano ricorsi antropologici che emergono da una discorsività percettiva che li avvicina a uno dei più interessanti indirizzi dell’antropologia visuale anglosassone, quello dell’antropologia dei sensi, rendendo manifesto il loro valore pionieristico e visionario. L’analisi delle categorie corporali, topografiche, ritualistiche e identitarie presenti nei film di Pasolini svela inoltre istanze discorsive che si spingono oltre le ideologie coloniali e moderne spesso attribuitegli dalla critica tradizionale.
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Ringraziamenti

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Vorrei ringraziare colleghi e amici che hanno contribuito a questo progetto. Senza il loro aiuto e supporto questo libro non sarebbe mai stato completato. L’idea embrionale di questo libro nasce con la mia tesi di dottorato, cui ho lavorato con l’assistenza di Zygmunt Barański. Non potrò mai dimenticare le nostre fruttuose supervisioni alla stazione di Paddington in attesa dei suoi treni per le partite del Manchester United. Per i loro preziosi suggerimenti in particolare vorrei ringraziare Christopher Wagstaff e Daniel Rubinstein. Sono infinitamente grata a Federica Riccardi, per il suo sostegno e validi commenti e per aver letto instancabilmente e senza protesta la prima stesura del libro. Per il loro supporto e costante incoraggiamento vorrei ringraziare Angels Gimeno e le mie amiche e colleghe Tahera Aziz e Suzanne Scafe. Sono inoltre enormemente debitrice a Gaia Chiti, Irene Tovaglia, Paola Nasini, Daniela La Penna e mia sorella Sabrina, che anche da (molto) lontano mi sono state sempre vicine. La mia gratitudine va anche a Phil Hammond e al Centre for Media and Culture Research della London South Bank University per aver in parte sponsorizzato questo progetto. Vorrei inoltre ringraziare di cuore Pierpaolo Antonello e Robert Gordon per aver creduto in questo libro, per i loro eccellenti consigli e per il loro incoraggiamento. La mia riconoscenza va anche a Hannah Godfrey per l’infinita pazienza e la sua diligenza in fase editoriale. Questa ricerca è stata resa possibile dal Fondo Pasolini e dalla tenace passione di Laura Betti, cui sono profondamente grata per...

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