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Pasolini

Cinema e antropologia

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Donatella Maraschin

Questo è il primo libro che esplora sistematicamente le strategie discorsive e le metodologie antropologiche adottate da Pier Paolo Pasolini nei suoi film. L’analisi delle intersezioni tra discorso antropologico, documentario e finzione rivela i modi attraverso cui il cinema di Pasolini sia profondamente correlato all’antropologia visuale, nei modi concettualizzati negli anni Ottanta dalla New Ethnography, sia in termini di pratica che di ricerca teorica. Una delle tesi del libro è che i film di Pasolini contengano ricorsi antropologici che emergono da una discorsività percettiva che li avvicina a uno dei più interessanti indirizzi dell’antropologia visuale anglosassone, quello dell’antropologia dei sensi, rendendo manifesto il loro valore pionieristico e visionario. L’analisi delle categorie corporali, topografiche, ritualistiche e identitarie presenti nei film di Pasolini svela inoltre istanze discorsive che si spingono oltre le ideologie coloniali e moderne spesso attribuitegli dalla critica tradizionale.
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Capitolo 1: Antropologia visuale e sperimentazione

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“L’umanità e la storia sono fenomenologia pura”

—PIER PAOLO PASOLINI

Com’è noto, il viaggio in India di Pier Paolo Pasolini del 1961 rappresenta la prima esperienza extra-europea dell’autore,1 cui ne seguirono molte altre. Quando contemporaneamente a questi viaggi negli anni Sessanta Pasolini iniziò a interessarsi alle “sopravvivenze”2 (termine che l’autore utilizza avvalendosi di un concetto evoluzionistico che intende come vestigia la continuità nelle formazioni culturali contemporanee di elementi culturali del passato), rimase insoddisfatto dall’improduttività della lingua scritta e parlata come strumento d’indagine. Fino agli anni Quaranta e Cinquanta Pasolini si era invece fiduciosamente servito della lingua per investigare sia la cultura popolare friulana sia il tessuto culturale e sociale delle borgate romane. Nel cinema pasoliniano si registra dunque il passaggio dagli interessi etnografici dell’autore associabili all’ambito della demologia, ← 1 | 2 → esclusivamente rivolti a realtà autoctone di cultura popolare, a una curiosità più propriamente etnologica ed etnografica, che si dilaga febbrilmente verso le periferie del mondo. Difatti, il linguaggio cinematografico permise al regista d’investigare le culture altre superando la barriera della lingua scritto-orale e avvalendosi dello studio dei diversi linguaggi simbolici della realtà descritti in Empirismo eretico (1972).3

L’analisi delle interconnesioni tra il cinema di Pasolini e l’antropologia (e in particolare l’antropologia visuale) presuppone il riconoscimento che Pasolini si avvalse di approcci e metodologie che all’epoca in cui il regista lavorava non erano ancora contemplati. Innanzitutto, l’operare di Pasolini mostra una certa vicinanza con pratiche antropologiche (come la ricerca sul campo) rivisitate...

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