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Pasolini

Cinema e antropologia

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Donatella Maraschin

Questo è il primo libro che esplora sistematicamente le strategie discorsive e le metodologie antropologiche adottate da Pier Paolo Pasolini nei suoi film. L’analisi delle intersezioni tra discorso antropologico, documentario e finzione rivela i modi attraverso cui il cinema di Pasolini sia profondamente correlato all’antropologia visuale, nei modi concettualizzati negli anni Ottanta dalla New Ethnography, sia in termini di pratica che di ricerca teorica. Una delle tesi del libro è che i film di Pasolini contengano ricorsi antropologici che emergono da una discorsività percettiva che li avvicina a uno dei più interessanti indirizzi dell’antropologia visuale anglosassone, quello dell’antropologia dei sensi, rendendo manifesto il loro valore pionieristico e visionario. L’analisi delle categorie corporali, topografiche, ritualistiche e identitarie presenti nei film di Pasolini svela inoltre istanze discorsive che si spingono oltre le ideologie coloniali e moderne spesso attribuitegli dalla critica tradizionale.
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Capitolo 4: Fisiognomica, mimica e semiologia del linguaggio sessuale

← 96 | 97 →CAPITOLO 4

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In generale, nel corpus dell’opera cinematografica pasoliniana si delinea un costante studio fisiognomico attraverso cui è possibile tratteggiare il percorso cronologico degli interessi antropologici dell’autore: dalla cultura contadina italiana, al sottoproletariato delle borgate romane fino alle società preindustriali del Terzo Mondo, da Accattone (1961) a Il fiore delle Mille e una notte (1974). Negli anni Settanta presso la critica pasoliniana si registra un certo interesse per la rappresentazione del corpo come chiave di lettura delle produzioni cinematografiche di Pasolini.1 Mancini e Perrella nel loro volume su Pasolini regista-antropologo hanno riletto il cinema pasoliniano come un continuo ritorno di fisionomie e gestualità corporali, che rimandano a un mondo proto-borghese in contrapposizione ai corpi della categoria borghese.2 Negli anni Sessanta il corpo acquisisce nella cultura europea e nord americana una centralità semantica nuova. Il corpo assunse un valore non ← 97 | 98 → solo culturale ma anche ideologico e politico senza precedenti, come luogo di critica alle coercizioni culturali e sociali di natura sessuale, razziale e generazionale. Tuttavia in Italia fino agli anni Settanta la valorizzazione estetica del corpo fu associata ai valori fascisti di forza fisica, militare e atletica, e tralasciata dagli intellettuali di sinistra. E quando i registi del Neorealismo si avvalsero del corpo come simbolo di critica sociale, ciò avvenne in linea con la retorica corporale fascista, denunciando gli effetti della degradazione sociale tramite volti e fattezze opposti agli ideali di bellezza fascisti.

In generale l’uso del corpo nelle rappresentazioni cinematografiche pasoliniane rivela la complessa relazione del cinema pasoliniano sia...

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