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Pasolini

Cinema e antropologia

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Donatella Maraschin

Questo è il primo libro che esplora sistematicamente le strategie discorsive e le metodologie antropologiche adottate da Pier Paolo Pasolini nei suoi film. L’analisi delle intersezioni tra discorso antropologico, documentario e finzione rivela i modi attraverso cui il cinema di Pasolini sia profondamente correlato all’antropologia visuale, nei modi concettualizzati negli anni Ottanta dalla New Ethnography, sia in termini di pratica che di ricerca teorica. Una delle tesi del libro è che i film di Pasolini contengano ricorsi antropologici che emergono da una discorsività percettiva che li avvicina a uno dei più interessanti indirizzi dell’antropologia visuale anglosassone, quello dell’antropologia dei sensi, rendendo manifesto il loro valore pionieristico e visionario. L’analisi delle categorie corporali, topografiche, ritualistiche e identitarie presenti nei film di Pasolini svela inoltre istanze discorsive che si spingono oltre le ideologie coloniali e moderne spesso attribuitegli dalla critica tradizionale.
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Capitolo 8: Meraviglioso barbaro

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Il rituale liturgico è un altro oggetto di grande interesse per Pasolini. In ampi stralci di Edipo re (1967), Medea (1969) e Porcile (1969) il regista mette in scena rituali religiosi usando come ispirazione la letteratura antropologica. In Edipo re e Medea Pasolini propone infatti una rilettura dei miti greci che enfatizza la rappresentazione della ritualità religiosa implicita nei testi classici. Le rappresentazioni di rituali e cerimoniali sacri in questi due film, come anche nell’episodio metastorico di Porcile (sebbene non adattato da un testo classico), rivestono un ruolo importante nella definizione del rapporto di Pasolini con l’antropologia e in particolare con le fonti antropologiche. Se da un lato l’intricato rapporto tra rappresentazione e fonti in questi film mette in luce un certo grado di continuità ideologica ed epistemologica tra il contenuto delle fonti e i temi e le strategie discorsive adottate nei film, dall’altro, come vedremo, il regista si avvale per la preparazione di questi film di una erudizione antropologica che riesce a utilizzare e tradurre solo in parte nella narrazione del film. Pasolini affronta qui un problema individuato dagli antropologi nel trattamento di categorie antropologiche in documentari televisivi destinati al pubblico di massa, in cui “the dramatic logic of the film would not permit the sort of ‘additional information’” del materiale antropologico1 e il processo di contestualizzazione dell’informazione che ← 213 | 214 → il testo intende rappresentare si complica. Il materiale di studio per i film in esame rappresenta pertanto un importante terreno di verifica non solo degli interessi antropologici di Pasolini...

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