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L’autore esposto

Scrittura e scritture in Karl Kraus

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Irene Fantappiè

La scrittura di Karl Kraus è un caleidoscopio di scritture diverse e contraddittorie. Morale, giustizia, storia, traduzione, plagio non sono solo temi ricorrenti nei suoi testi, ma anche ‚modi‘ della sua scrittura. Esaminare tali ‚modi‘ nel contesto storico-letterario della Vienna d’inizio Novecento, alle soglie e dentro il primo conflitto mondiale, significa situarli nel dibattito su morale e diritto, su letteratura e giornalismo, sul teatro di Wedekind e sulla poesia di George; significa, inoltre, osservare come la scrittura di Kraus vada costruendo un autore ‚esposto‘, come lui stesso lo definisce. È un autore messo in mostra, anche nelle sue contraddizioni, e messo a rischio, sottoposto al giudizio altrui – aspetti, questi, che ampliano e rivedono il topos novecentesco del Kraus ‚grande accusatore‘.

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6. Kraus, modello di intellettuale per le riviste fiorentine d’inizio Novecento

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La fortuna di Karl Kraus in Italia è stata così precoce da stupire l’autore stesso.1 La prima traduzione dei suoi testi in un’altra lingua, infatti, avviene proprio verso l’italiano e già nel 1913. Nel gennaio di quell’anno, una scelta di suoi aforismi appare su uno dei periodici più in vista del momento, Lacerba; negli anni immediatamente precedenti e successivi, inoltre, la sua opera viene presentata ai lettori accostandola a categorie soprendenti: a Firenze Kraus diventa un futurista, addirittura una voce contro l’Austria. Le riflessioni che seguono si concentrano su questo peculiarissimo caso.

Ad aver pioneristicamente tentato – fallendo – di importare in Italia Karl Kraus è stato uno dei collaboratori de La Voce e di Lacerba, Italo Tavolato. Tavolato è un nome poco noto persino agli addetti ai lavori. Scopo del presente capitolo è non solo di gettare luce su un episodio quasi inesplorato, bensì anche di utilizzarlo per affrontare un più ampio problema storico-letterario, quello delle relazioni tra letteratura di lingua tedesca e di lingua italiana all’inizio del ventesimo secolo. Difatti, pur essendo (si sarebbe detto un tempo) ‚minore‘, o forse anche proprio perché tale, il caso di Tavolato esemplifica perfettamente alcune delle dinamiche che hanno caratterizzato l’approccio alle letterature straniere nell’Italia d’inizio Novecento, in particolare nell’ambiente al quale Tavolato desidera conformarsi, quello vociano e lacerbiano. Avendo collaborato sia a La Voce che a Lacerba, inoltre, Tavolato permette di mettere a confronto la relazione delle due riviste con la letteratura di lingua tedesca.

Infine, Tavolato si presta benissimo a...

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