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Il peso del mondo e la scrittura in frammenti

Poetica della percezione e della lingua in «Das Gewicht der Welt» di Peter Handke

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Elena Stramaglia

Vibrante miscellanea di appunti, sensazioni, frammenti di esperienza, trascrizioni spontanee, la scrittura diaristica costituisce un momento imprescindibile (e una porzione abbondantissima) dell’opera di Peter Handke. I diari di Das Gewicht der Welt sono espressione immediata di quello stretto legame che l’autore austriaco stabilisce fra lo scrivere e l’esperire, la parola e il pensiero sensibile, ed aprono un importante spiraglio sul pulsante lato empirico della sua ricerca letteraria. È quindi sulla traccia di queste annotazioni che la scrittura di Handke, in particolare quella a cavallo degli anni Settanta, viene qui ripercorsa e interrogata. Questo studio ne esplora presupposti linguistici e discorsi esperienziali, tratti caratterizzanti e aspetti intertestuali, riscoprendo quella tipica attitudine handkiana a cristallizzare in brevi miniature, in piccoli "riflessi di lingua", l’esperienza pura e universale della sensazione, il contatto con nient’altro – e niente meno – che "il peso del mondo".

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Alcune riflessioni conclusive

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Si è seguito fin qui il percorso di Handke a cavallo del decennio di piombo. Che esso si sia dispiegato per le panoramiche vie del müder Blick, negli ariosi scenari dell’epos, o nelle spirali ad eterno ritorno del mito, un nuovo approdo è infine raggiunto dalla ricerca sperimentale degli anni sessanta, che sembrava essere stata messa in un’imbarazzante strettoia dal confronto con la lingua. Questa prima fase gradualmente trascolora negli orizzonti poietici successivi di una nuova “avanguardia”, la cui proposta innovativamente anacronistica sta nel suo «credere quasi fideisticamente nell’esistenza di un’“ora del vero sentire”»502 (e “del vero comunicare”, aggiungeremmo sulla scorta delle dichiarazioni della Vornotiz): l’ora sfuggente e folgorante in cui le cose, come scriveva Montale, «s’abbandonano e sembrano vicine / a tradire il loro ultimo segreto»503.

In questo procedimento di trascrizione quasi medianica, l’aforisma perde il suo alone sentenzioso e diventa frammento vivo, squarcio balenante. Le annotazioni sono resoconti di percezioni-epifanie di frammenti di mondo che sanno imprimere alla resa descrittiva la stessa dinamicità, varietà e sfuggente lievità del loro stesso manifestarsi, compiersi ed esaurirsi di micrologie dell’esperienza. La loro raccolta non segue un percorso rettilineo o proteso verso un fine, disegna piuttosto «una peripezia esitante, un’empiria non preordinata, una ricognizione casuale di fatti ed eventi minimali, di gesti, di rumori e odori»504. Nessun altro principio tiene insieme le unità se non quello del peso del mondo – del mondo, nella misura in cui si tratta di fenomeni, di niente più che cose...

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