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Impegno metonimico, impegno esplicito: poetiche della Neoavanguardia a confronto.

Elio Pagliarani, Edoardo Sanguineti, Adriano Spatola.

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Emanuele La Rosa

Contro cosa si è rivolta la poetica del rifiuto formulata tra gli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento dalla Neoavanguardia italiana? È poi davvero corretto parlare di una poetica? Quali sono le dimensioni dell’impegno all’interno del Gruppo 63? Cosa hanno a che fare alienazione dell’individuo e guerra atomica con la poesia novissima? Sulla base di un confronto incrociato tra le opere più significative di tre protagonisti di quella stagione letteraria (Elio Pagliarani, Edoardo Sanguineti ed Adriano Spatola) il presente lavoro, attraverso una mirata analisi semiotica, cerca di fornire delle risposte a tali quesiti.

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Conclusioni

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A più di cinquant’anni di distanza dalla nascita della Neoavanguardia è lecito domandarsi cosa sia rimasto, oggi, dell’opera del Gruppo 63, quale sia insomma il suo lascito – se lascito c’è. Per rispondere a tale quesito sarebbe necessario avviare un altro lavoro come questo che ci si appresta a concludere per analizzare le più rilevanti esperienze letterarie successive agli anni Sessanta: la ricaduta nel “nuovo intimismo” e il cosiddetto riflusso degli anni Ottanta, l’esplosione della letteratura (e del fumetto) underground sulla scia del Movimento del ’77, il programma di ritorno alla sperimentazione del Gruppo 93, la prosa cruda di Pier Vittorio Tondelli e dei Cannibali prima della fine del secolo XX.

Compito di uno storico della letteratura è però anche quello di interrogarsi sull’attualità del messaggio di un testo letterario o, per dirla con Benjamin, sull’attualità delle immagini che un testo letterario propone. Il problema si connette, naturalmente, anche alla vexata quaestio della fruibilità del testo, ovvero al suo grado di leggibilità. Ciò ci conduce ad un altro tema altrettanto dibattuto, e che ci riguarda più da vicino, quello dell’im-parzialità della critica letteraria. Se al normale fruitore di letteratura è da riconnettere la categoria – talvolta criticabile, ma sempre legittima – del gusto, allo storico appartiene quella del giudizio, all’interno del quale il gusto – che mai può essere bandito, essendo lo storico anche fruitore – cede il passo alla critica e cioè ad una presa di posizione che, auspicabilmente, rispecchi una certa etica professionale (Spatola, probabilmente, chiamerebbe in causa la categoria della responsabilit...

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