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Strutture dell’italiano regionale

Morfosintassi di una varietà diatopica in prospettiva sociolinguistica

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Massimo Cerruti

A partire da un corpus di parlato raccolto nel contesto urbano di Torino, si analizzano alcune strutture morfosintattiche dell’italiano regionale (sia specificamente piemontesi sia più generalmente settentrionali, quando non condivise anche da varietà meridionali) alla luce delle principali implicazioni di rilievo per la linguistica e la sociolinguistica. Gli aspetti di variazione, in particolare, esaminati in riferimento alla formazione di un ‘italiano regionale standard’, sono descritti correlando fatti di linguistica esterna, quale la marcatezza sociolinguistica dei costrutti, a fatti di linguistica interna; tra questi, la conformità a principi universali di naturalezza, la coerenza rispetto alle proprietà strutturali e alle tendenze ristandardizzanti dell’italiano contemporaneo e la mancanza di corrispondenti grammaticalizzati in italiano standard.

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Parte III Sintassi del periodo

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193 13. Complementatori 13.1. Doppio introduttore di interrogative e subordinate avverbiali Un tratto morfosintattico comune alla maggior parte degli italiani regionali settentrionali (cfr. Telmon 1993, 123; v. anche Poggi Salani 1977, 88, Berruto 1987 [1981], Banfi 1997, 283 per la Lombardia; Bianconi 1980 per il Canton Ticino; Morgana 1996 per il Friuli-Venezia Giulia; De Mauro 1970 [1963], 382, Trumper/Maddalon 1982, 26, Cortelazzo 1995a, Cortelazzo/Paccagnella 1996, 403 per il Veneto), presente anche in altre aree (ad es. nel Lazio, cfr. Troncon/Canepari 1989, 83), è la presenza di interrogative e di subordinate avverbiali caratterizzate da un doppio introduttore: un operatore di tipo wh- (quando, dove, come, siccome, perché, chi, ecc.) seguito dal COMP che, cal- cato sul tipo strutturale delle varietà dialettali corrispondenti. La diffusione areale del fenomeno, anche a livello intraregionale, non è tuttavia omoge- nea281 e le modalità di distribuzione possono variare da dialetto a dialetto sia in termini di opzionalità/obbligatorietà sia in relazione a parametri quali il ti- po di elemento wh- e la posizione pre- o post-V del soggetto della frase (cfr. Poletto/Vanelli 1997, 107-110; v. anche Manzini/Savoia 2005b, 388-398 e 404-480). Nel caso specifico delle interrogative, il dial. piemontese conosce due ti- pi principali di costrutti (cfr. Parry 2003, 153-156 e 164-167; Bonato 2006), l’uno con doppio introduttore (es. cosa ch’it fase? “cosa che fai?”; v. Bre- ro/Bertodatti 1988, 82) e l’altro con inversione del clitico soggetto282 (es. cos it fas-to? “cosa fai-tu?”; Brero/Bertodatti 1988, 117). Per i dialetti settentrio- nali è dimostrata l’esistenza di una generale distribuzione complementare...

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