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«Ridere in pianura»

Le specie del comico nella letteratura padano-emiliana

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Edited By Gerhild Fuchs and Angelo Pagliardini

I saggi contenuti nel volume individuano nettamente, nel panorama della letteratura comica novecentesca, una linea di geografia letteraria emiliano-romagnola o più genericamente padana. L’attenzione si focalizza in primo luogo sul gruppo di autori riunitisi negli anni ‘90 intorno alla rivista Il semplice, innanzitutto Ermanno Cavazzoni e Gianni Celati. Ma la verve particolarissima del «comico padano» arriva a permeare tutto lo sviluppo diacronico del Novecento, dalla stagione di autori come Guareschi o Delfini, attraverso le suggestioni dello sperimentalismo e della neoavanguardia, fino al gioco letterario postmoderno. Completa il viaggio nell’universo letterario del «ridere in pianura» la ricerca delle sue radici nel filone dell’epica cavalleresca.

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IL COMICO NEGLI AUTORI DEL “SEMPLICE”

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98 99 Luigi Marfé (Torino) Dalla parte di Bacbuc. La teoria del comico nei saggi di Gianni Celati ‘Teoria’ non è forse la parola che si adatta meglio ai saggi di Celati, critico formidabile almeno quanto lo è come narratore e traduttore, ma da sempre aller- gico alle pretese teleologiche e totalizzanti del verbo ‘spiegare’. “Elaboratore di teorie” – come lo ha definito Italo Calvino nella postfazione a Comiche (Celati 1971, p. [152]1) – Celati però senza dubbio lo è, poiché le convinzioni che animano i suoi saggi rifiutano le ansie teleologiche della critica storicistica e cercano nuove strategie di rappresentazione della realtà al di fuori di categorie di interpretazione rigide. È per questo che il testo che descrive meglio il suo metodo critico ha un approccio decisamente foucaultiano. Mi riferisco a “Il bazar archeologico” (1968), un saggio scritto per Alì Babà, la rivista che Celati aveva ideato insieme a Carlo Ginzburg, Enzo Melandri e Guido Neri, oltre che con lo stesso Calvino, e che poi non è mai stata realizzata. In questo testo, il sapere è paragonato a un bazar pieno di oggetti che si organizzano tra di loro secondo una tassonomia fluttuante, in continuo divenire. “La storia, ogni storia, […] presuppone un’identificazione con il passato”, scrive Celati, “ma con questi oggetti non c’è identificazione possibile: le motivazioni che li hanno prodotti non sono quelle per cui noi li ricerchiamo e li disseppelliamo dall’oblio”. A suo avviso, infatti, la cultura “può essere riarticolata solo in forma parziale. […] È anch’essa come un sogno perduto, di cui si ricordano s...

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