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Riscritture tedesche del «Coriolanus» di Shakespeare (1609-1951)

Ricezione politica e politica della ricezione

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Maria Elisa Montironi

Questo studio, premettendo un’analisi del Coriolanus come opera politica aperta, indaga un corpus di adattamenti del testo, appartenenti alla cultura tedesca, sottolineando il loro essere, al contempo, atti estetici e atti politici, fortemente implicati e funzionanti nei relativi contesti storici, culturali e sociali. Il termine ad quem di tale indagine è il 1951, anno in cui Bertolt Brecht iniziò la sua nota riscrittura dell’opera shakespeariana. La ricerca − di natura comparatistica, interculturale e interdisciplinare – riconosce nel Coriolanus un’estetica dell’ambiguità, della pluralità e dell’indefinitezza, che permette di spiegare la peculiare ricezione del testo, oltremodo ricca di adattamenti e riscritture, volte a correggere o confermare, ridefinire o stravolgere il modo in cui la vicenda era stata raccontata precedentemente e le funzioni conferite alle relative narrazioni, nei contesti storico-sociali di appartenenza. I risultati ottenuti portano a ridefinire i confini del campo culturale costituito dall’opera di Shakespeare e invitano ad una moderna riflessione sull’uso politico della storia e della sua trasmissione, anche attraverso il teatro.

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Prima Parte

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1 Il Coriolanus di Shakespeare: un’opera aperta Nel campo degli studi shakespeariani che si occupano della ricezione e della canonizzazione nazionale e internazionale delle opere del Bardo ― processi, questi, inevitabilmente, seppur non sempre consapevolmente, politici (cfr. Pfi- ster 2004: 70) ―, The Tragedy of Coriolanus (1609 ?)10 si configura come un caso interessante proprio per il suo peculiare “status of political rather than hi- storical or Roman play” (Tempera 1996: 152). Sulla base di questa osservazio- ne, i paragrafi che seguono vogliono indagare il livello politico della tragedia shakespeariana e mostrarne l’ambiguità e la pregnanza, dovute all’“apertura” dell’opera, termine da intendersi nell’accezione fornita da Umberto Eco, vale a dire “‘indefinitezza’ della comunicazione, ‘infinite’ possibilità della forma, li- bertà della fruizione” (cfr. Eco 1962: 6). Descrivendo il concetto di “apertura”, Eco afferma e ribadisce più volte che esso non caratterizza soltanto alcuni lavori, ma è proprietà di ogni opera d’arte, che va sempre interpretata come “un messaggio fondamentalmente ambiguo, una pluralità di significati che convivono in un solo significante” (Eco 1962: 6). 10 La data della prima messa in scena del testo non è certa, così come quella della sua com- posizione, che gli studiosi collocano comunemente tra il 1605, quando fu pubblicato Remai- nes di Camden, annoverabile tra le fonti di Shakespeare per la parabola di Menenio (I.i.94- 162), e il 1610, data della prima messa in scena dell’Epicoene, or The Silent Woman di Ben Jonson, in cui si fa la parodia di un verso del Coriolanus. Poiché la tragedia di Shakespeare...

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