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Mappe interculturali della letteratura italiana nel Risorgimento

Ugo Foscolo, Vincenzo Cuoco, Giuseppe Mazzini, Cristina Trivulzio di Belgiojoso, Giuseppe Gioachino Belli

Angelo Pagliardini

Il volume rilegge il rapporto fra identità italiana e letteratura del Risorgimento, analizzando scrittori di fasi cronologiche e tipologie testuali differenziate. Per abbattere l’idea che il Risorgimento italiano sia una costruzione chiusa e autoreferenziale, tutti gli autori sono stati sottoposti a una griglia di domande che costituiscono i parametri della ricerca. Come si definisce l’identità italiana? Come contribuisce la letteratura alla realizzazione nazionale concreta? Che rapporto c’è fra unità e culture locali? Come si colloca l’identità italiana all’interno di una rete europea? Il procedimento ha consentito di tracciare una serie di mappe letterarie interculturali del Risorgimento, che mostrano come gli stereotipi eroici dell’italianità siano in realtà posticci e artificiali.

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2. Coordinate per le mappe della letteratura nel Risorgimento

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2.1. Premessa Niccolò Machiavelli (1469-1527), in un momento in cui si vedeva escluso dalla vita pubblica, e non aveva speranze migliori per il futuro dell’Italia, nell’ultimo capitolo del Principe, il più teso e politicamente intenso, auspica una «redenzione» dell’Italia, sotto la guida dei Medici, con l’adozione di una metafora religiosa molto vicina a quella che sarà adottata in seguito, il Risorgimento (Machiavelli, Principe 95), guarda alla tradizione letteraria e a Petrarca per trovare una legittimazione culturale al suo disegno politico italiano e chiude il capitolo con i versi dalla canzone Italia, mia, rivolta ai signori e principi italiani, invitati da Petrarca a cessare le guerre intestine e a liberarsi delle truppe straniere presenti in Italia: «Virtù contro a furor / Prenderà l’arme; e fia ’l combatter corto: / Ché l’antico valore / Negli italici cor non è ancor morto» (Machiavelli, Principe, 98). Con un’analoga operazione filologico-politica, nella fase incerta del Risorgimento che segue le fallite insurrezioni costituzionali del 1830-31, Mazzini, in esilio a Londra, cerca il conforto culturale della tradizione letteraria. Per questo pubblica l’edizione commentata della Commedia, ancora inedita, realizzata da Foscolo, a sua volta esule sul Tamigi dopo la fine dell’Italia napoleonica (Alighieri-Foscolo, Commedia)1. Su questa linea si colloca De Sanctis, che con la sua Storia della letteratura italiana (De Sanctis 1871-72), elabora per lo Stato italiano la prima storia letteraria nazionale, in cui pone al centro dello sviluppo storico della letteratura Dante e Petrarca. De Sanctis era stato rivoluzionario, prigioniero politico dei Borboni, quindi esule, ma aveva...

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