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Il nome proprio delle cose

Oggetti narranti in opere di scrittrici postcoloniali italiane

Mario Rossi

L’autore si occupa del senso di oggetti in scrittrici migranti postcoloniali sulla base di un close reading di opere di scrittrici di espressione italiana. La parte introduttiva dà ragione del possibile significato degli oggetti in opere letterarie di carattere narrativo: sulla base di stimoli provenienti dalla narratologia critica (M. Bal), dalla semiotica (U. Eco), dalla riflessione sull’arte (N. Bryson), dalla linguistica dei corpora e dalla filosofia analitica del linguaggio propone un’interpretazione degli oggetti come entità che passano dallo stato di nomi comuni a quello di nomi propri con diverso peso specifico. L’approccio così delineato viene applicato a un corpus motivatamente scelto. La conclusione riassume i risultati sul piano dei contenuti e su quello metodologico.
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6. Immagini d’Africa, di africani e di conquistatori

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“Dieci anni in Equatoria”, s’intitolano le memorie (…) del capitano Gaetano Casati. Oggi, soltanto qualche specialista di un particolare periodo della storia sudanese egiziana, conosce il libro ed intende cotesto nome, sparito dalle carte geografiche, Equatoria. Si chiamava così la più lontana provincia nilotica del domino chediviale egiziano; e nome e domini andarono perduti nella insurrezione Mahdi” Riccardo Bacchelli377

Non solo Equatoria – regione storica corrispondente al bacino del Nilo bianco esplorata da europei per la prima volta intorno al 1870 –, ma anche chediviale – aggettivo da chedivè, titolo designante il viceré d’Egitto in epoca ottomana –, Mahdi – corrispondente al messia della tradizione ebraica – e il più domestico Gaetano Casati probabilmente erano presenti tuttalpiù in maniera offuscata nella memoria del largo pubblico degli italiani mediamente alfabetizzati all’epoca in cui Bacchelli meditava i contenuti di queste righe, vale a dire un periodo compreso tra gli anni Quaranta e gli anni Cinquanta. La menzione di quelle terre e la narrazione di ciò che in esse avveniva, a differenza di un’Albania che solo per erronea supposizione era vicina e non perturbante, potevano esporre i lettori a sorprese il cui impatto, secondo le intenzioni dei singoli autori, poteva esser intensificato o attenuato attraverso l’uso accorto di stereotipi letterari e consuetudini percettive, contribuendo a determinare la temperie culturale in rapporto di reciproca osmosi. Prima di affrontare l’interoggettività che le scrittrici migranti postcoloniali provenienti dal Corno d’Africa hanno attivato e l’eventuale tensione tra sistemi di oggetti riferibili a diverse latitudini e epoche, presentiamo sommariamente le immagini correnti di...

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