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Rifondare la letteratura nazionale per un pubblico europeo

Da un’idea di Giuseppe Mazzini

Edited By Alexandra Vranceanu and Angelo Pagliardini

Si propone una discussione sulle figure, note e meno note, di scrittori e critici che hanno voluto forgiare il concetto di letteratura europea. Partendo da alcune affermazioni di Giuseppe Mazzini, nel saggio D'una letteratura europea, si allarga la discussione oltre la letteratura italiana, proponendo una «galerie de portraits» di letterati che hanno argomentato la necessità di aprire le porte della letteratura nazionale nella prospettiva della creazione di una letteratura europea. Non si tratta di commentare i testi o gli autori canonici della letteratura europea, ma di presentare discorsi di scrittori che, pur comprendendo il carattere utopistico della letteratura europea, hanno sottolineato la preoccupazione di trovare una maniera conveniente per definirla, valorizzarla e accelerarla.
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Introduzione: Alexandra Vranceanu / Angelo Pagliardini

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Introduzione

Alexandra Vranceanu (Universitatea Bucuresti)

Angelo Pagliardini (Universität Innsbruck)

Il presente volume è una raccolta di saggi, in italiano, francese e inglese, e costituisce il risultato della riflessione degli studiosi seguita al colloquio internazionale tenutosi sullo stesso tema all'Università di Innsbruck nel febbraio 2013. Il progetto s'ispira ad alcune affermazioni di Giuseppe Mazzini (1805-1872), contenute nel saggio D’una letteratura europea (Mazzini 1829). Nel pensiero di Mazzini è centrale il desiderio di attenuare e fluidificare le frontiere della letteratura nazionale, per rinnovarla attraverso lo sguardo alle altre letterature europee. Volendo riformare e riformulare la letteratura italiana, Mazzini chiede agli scrittori italiani di scrivere per un pubblico non nazionale, bensì europeo:

Un tempo la Patria consegnava al Poeta il volume delle leggi, e delle religioni de’ padri, dicendogli: Tu veglierai perché questo deposito rimanga intatto nel core de’ concittadini; i tuoi voti non saranno sacri, che al cerchio di mura dov’io t’ho collocato. – Ma ora, voi avete un mondo a teatro di vostra gloria; voi dovete parlare ad un mondo: ogni suono della vostra cetra è patrimonio dell’umana stirpe, né potete toccare una corda, che l’eco non si propaghi fino all’ultimo limite dell’Oceano. (Mazzini 1829, 121).

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