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Rifondare la letteratura nazionale per un pubblico europeo

Da un’idea di Giuseppe Mazzini

Edited By Alexandra Vranceanu and Angelo Pagliardini

Si propone una discussione sulle figure, note e meno note, di scrittori e critici che hanno voluto forgiare il concetto di letteratura europea. Partendo da alcune affermazioni di Giuseppe Mazzini, nel saggio D'una letteratura europea, si allarga la discussione oltre la letteratura italiana, proponendo una «galerie de portraits» di letterati che hanno argomentato la necessità di aprire le porte della letteratura nazionale nella prospettiva della creazione di una letteratura europea. Non si tratta di commentare i testi o gli autori canonici della letteratura europea, ma di presentare discorsi di scrittori che, pur comprendendo il carattere utopistico della letteratura europea, hanno sottolineato la preoccupazione di trovare una maniera conveniente per definirla, valorizzarla e accelerarla.
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Bisogna rinunciare alla propria appartenenza nazionale e alla propria lingua per accedere a un pubblico europeo? Il caso romeno: Alexandra Vranceanu

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Bisogna rinunciare alla propria appartenenza nazionale e alla propria lingua per accedere a un pubblico europeo? Il caso romeno

Alexandra Vranceanu (Universitatea Bucureşti)

Nel presente contributo partirò da un paradosso legato alla relazione fra letteratura romena e letteratura europea: come si spiega che i soli scrittori romeni conosciuti nello spazio europeo siano quelli che non sono considerati rappresentativi della letteratura romena canonica, bensì i marginali, i migranti, gli esiliati e, in modo speciale, quelli che hanno abbandonato la lingua romena per una lingua di maggiore circolazione?

Per abbozzare delle risposte a questa domanda prenderò le mosse da un'idea espressa da Mazzini nel suo saggio Sulla letteratura europea. Egli trova una soluzione semplice per risolvere la frattura fra la letteratura nazionale, nello specifico quella italiana, e la letteratura europea, una soluzione tipica per il momento storico della formazione degli stati-nazione, in seguito al progressivo dissolvimento degli imperi ottomano, asburgico e, in parte, anche russo. Mazzini si rivolge agli scrittori italiani e chiede loro di superare le frontiere nazionali rivolgendosi non a un pubblico italiano, ma a un pubblico europeo:

Ma ora, voi avete un mondo a teatro di vostra gloria; voi dovete parlare ad un mondo: ogni suono della vostra cetra è patrimonio dell’umana stirpe, né potete toccare una corda, che l’eco non si propaghi fino all’ultimo limite dell’Oceano. (Mazzini 1829, 121)

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