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Carminis Personae – Character in Roman Poetry

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Edited By Maria Grazia Iodice and Mariusz Zagorski

This volume contains a collection of papers by an international team of scholars covering the subject of literary character in Roman poetry. The list of authors discussed in the book includes the most prominent poets of Augustan and Imperial period like Horace, Vergil, Propertius, Ovid, Lucan and an epigrammatist of the 6 th century A.D., Maximianus Etruscus. Problems treated vary from theoretical through poetical to historical questions. Different points of view presented in the book give a deep insight into modern discussion on both theory and practice of literary character in ancient Roman literary tradition.
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Carmina nulla cano. L’autobiografismo ostentato e le convenzioni letterarie nell’opera elegiaca di Massimiano: Anna Maria Wasyl

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Carmina nulla cano. L’autobiografismo ostentato

e le convenzioni letterarie nell’opera elegiaca di Massimiano

Anna Maria Wasyl

L’ultimo tardoantico non è solo il periodo della formazione e del consolidamento della dottrina cristiana, ma anche il tempo di una vera rinascita della tradizione classica “pagana”. Gli autori latini per cui l’Imperium Romanum non costituisce più un ente geopolitico, ma una sorta di “impero del segno”, uno spazio culturale comune, si servono volentieri delle vecchie forme di espressione: generi, temi, non sentendosi, evidentemente, “prigionieri del passato”. Al contrario, non evitano di rivedere i vecchi maestri, guardandoli con i loro occhi non-classici e riusando, se non “riciclando” le loro opere.

Significativo pare il fatto che fra i generi della poesia romana “classica” riscoperti – per così dire – dai poeti attivi al crepuscolo dell’antichità si può trovare anche l’elegia amorosa, una forma – sembrerebbe – esiliata dalla coscienza dei romani insieme al suo ultimo maestro dell’epoca augustea, Ovidio. Non meno importante il fatto che il corpus elegiaco di Massimiano, composto probabilmente (anche se non indiscutibilmente, perché i suoi dati biografici ce li offre solo il poeta stesso) nel VI secolo,1 godette di una popolarità notevole nei secoli successivi, essendo ← 153 | 154 → parafrasato,2 citato, anzi raccomandato come lettura scolastica.3 Massimiano fu, infatti, uno degli auctores rispettati dal Medioevo, anche se – come si può constatare – i suoi copisti e, di conseguenza, i suoi lettori medioevali si concentravano di meno sulla forma “elegiaca” come tale che sul contenuto etico dell’opera.4

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