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Dall’architettura della lingua italiana all’architettura linguistica dell’Italia

Saggi in omaggio a Heidi Siller-Runggaldier

Edited By Paul Danler and Christine Konecny

Il presente volume in omaggio a Heidi Siller-Runggaldier, professoressa di linguistica italiana dell’Università di Innsbruck (Austria), comprende più di 40 saggi incentrati sull’architettura in senso linguistico: dopo la prima sezione sull’ architettura della lingua italiana ovvero sull’insieme delle sue variazioni a livello diacronico, diatopico, diastratico, diafasico e diamesico, segue una seconda sezione i cui contributi riguardano l’ architettura linguistica dell’Italia, ovvero la situazione linguistica in Italia e le diverse lingue minoritarie parlate sul territorio italiano (per esempio il ladino, il friulano, il sardo, il cimbro). In fondo al volume vi è una terza ed ultima sezione intitolata L’italiano nel mondo, che contiene fra l’altro contributi sull’italiano quale lingua soggetta a fenomeni linguistici panromanzi, paneuropei e internazionali.
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Preposizioni locative in frasi ridotte introdotte da con

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PATRIZIA CORDIN (TRENTO)

1. Introduzione

L’espressione “preposizioni locative” presente nel titolo e nelle pagine di questo contributo richiede due precisazioni. In primo luogo con il termine ‘preposizioni’ (d’ora in poi P) mi riferisco a un insieme di elementi distinti in due sottogruppi: da una parte si trovano le P che fungono da testa di un sintagma preposizionale che richiede obbligatoriamente un complemento, dunque le P transitive;1 dall’altra parte si trovano le P prive di complemento, dunque intransitive, che si comportano come avverbi.2 La seconda precisazione concerne l’aggettivo ‘locative’, che riferisco sia alle P che indicano direzione, sia alle P che indicano una collocazione nello spazio quando si combinano con verbi di stato (su, sopra, sotto, dietro, davanti, fuori, dentro, accanto, addosso, intorno…).3

Ancora a proposito della classificazione delle P, evidenzio che, oltre alla distinzione tra transitive e intransitive, cioè tra P con e senza complemento,4 un’altra suddivisione distingue le P in primarie e secondarie: le prime reggono un sintagma nominale, le seconde invece reggono un sintagma preposizionale, oppure possono reggere un sintagma preposizionale in alternativa al sintagma ← 227 | 228 → nominale; le P primarie sono monosillabiche, le secondarie sono polisillabiche. Infine, un’altra importante suddivisione è quella tra P articolabili e non articolabili, a seconda della possibilità di fusione con l’articolo determinativo. Rispetto alla classificazione riportata, preciso che le P locative che svolgono un ruolo nelle costruzioni in esame sono tutte intransitive, secondarie e non articolabili, ad eccezione di su.5

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