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Dall’architettura della lingua italiana all’architettura linguistica dell’Italia

Saggi in omaggio a Heidi Siller-Runggaldier

Edited By Paul Danler and Christine Konecny

Il presente volume in omaggio a Heidi Siller-Runggaldier, professoressa di linguistica italiana dell’Università di Innsbruck (Austria), comprende più di 40 saggi incentrati sull’architettura in senso linguistico: dopo la prima sezione sull’ architettura della lingua italiana ovvero sull’insieme delle sue variazioni a livello diacronico, diatopico, diastratico, diafasico e diamesico, segue una seconda sezione i cui contributi riguardano l’ architettura linguistica dell’Italia, ovvero la situazione linguistica in Italia e le diverse lingue minoritarie parlate sul territorio italiano (per esempio il ladino, il friulano, il sardo, il cimbro). In fondo al volume vi è una terza ed ultima sezione intitolata L’italiano nel mondo, che contiene fra l’altro contributi sull’italiano quale lingua soggetta a fenomeni linguistici panromanzi, paneuropei e internazionali.
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Immigrazione e usi linguistici nell’Italia nord-occidentale odierna, con alcune note su possibili risvolti nei confronti del diasistema dell’italiano

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MARINA CHINI (PAVIA)

0. Introduzione

All’inizio del terzo millennio il panorama sociolinguistico italiano è chiaramente contrassegnato dalla presenza vitale e dinamizzante delle numerose lingue degli immigrati e delle loro varietà di italiano L2 (Valentini 2005). Se è vero che tali varietà sono collocabili “ai margini dell’italiano”, verosimilmente all’interno della dimensione diastratica (Berruto 1987/2012, cap. 5), va detto che potenzialmente la loro presenza, accanto a quella delle lingue d’origine degli immigrati, è suscettibile di incidere, anche indirettamente, alla lunga sul diasistema dell’ita­liano, oltre che sul repertorio linguistico dell’Italia nel suo complesso (Berruto 1987/2012, cap. 1). Sul tema gli studi sono ancora esigui (ma cf. Vietti 2005) e forse prematuri. In tal senso speriamo sia di qualche interesse, anche in tale prospettiva, proporre qui alcune note di sociolinguistica della migrazione, sulla scorta di indagini recenti o in corso, al fine di conoscere l’accesso degli immigrati all’italiano e le condizioni in cui il contatto fra le loro lingue di origine e le varietà, native e non native, di italiano ha luogo oggi, per trarne alcune riflessioni in ordine alle possibili conseguenze sull’italiano di domani.

La ricerca sui risvolti linguistici e sociolinguistici della migrazione è iniziata in Italia un quarto di secolo fa, con qualche comprensibile ritardo rispetto a Paesi in cui l’immigrazione ha una storia più lunga (per l’Australia, cf. Clyne 2003; per l’Europa centro-settentrionale, cf. Lüdi / Py 1984; Extra / Verhoeven 1999; Krefeld 2004; Perdue 1993).1 Tale ambito di studio si è declinato principalmente in...

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