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Dall’architettura della lingua italiana all’architettura linguistica dell’Italia

Saggi in omaggio a Heidi Siller-Runggaldier

Edited By Paul Danler and Christine Konecny

Il presente volume in omaggio a Heidi Siller-Runggaldier, professoressa di linguistica italiana dell’Università di Innsbruck (Austria), comprende più di 40 saggi incentrati sull’architettura in senso linguistico: dopo la prima sezione sull’ architettura della lingua italiana ovvero sull’insieme delle sue variazioni a livello diacronico, diatopico, diastratico, diafasico e diamesico, segue una seconda sezione i cui contributi riguardano l’ architettura linguistica dell’Italia, ovvero la situazione linguistica in Italia e le diverse lingue minoritarie parlate sul territorio italiano (per esempio il ladino, il friulano, il sardo, il cimbro). In fondo al volume vi è una terza ed ultima sezione intitolata L’italiano nel mondo, che contiene fra l’altro contributi sull’italiano quale lingua soggetta a fenomeni linguistici panromanzi, paneuropei e internazionali.
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Esistono le collocazioni? Denotazione vs. significato collocazionale

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ELISABETTA JEŽEK (PAVIA)*

1. Introduzione

Chiarire se esistono le collocazioni implica in primo luogo chiarire che cosa si intenda per collocazione. Nella vastissima letteratura sul tema, si trovano varie definizioni di che cosa sia una collocazione. In questo breve contributo, pro­poniamo di partire da una definizione ‘larga’ e ampiamente condivisa di collocazione, che comprende qualsiasi combinazione di parole che si presenta più frequente di quanto ci si aspetterebbe in base al caso, per passare a una definizione più stretta, che comprende tutte le combinazioni di parole soggette a una restrizione (qualunque sia la natura di tale restrizione) e giungere infine a una definizione molto ‘stretta’, per la quale la collocazione è una combinazione di parole consolidata dall’uso, corrispondente a un modo preferenziale di dire una certa cosa. In questo percorso, cercheremo di mostrare come “consolidata dall’uso” non equivalga a idiosincratico, come già ben argomentato in Siller-Runggaldier (2006),1 e come ciò che in letteratura è chiamato meaning ‘by collocation’ (Firth 1957, 194) è analizzabile come il risultato prevedibile di un processo sintagmatico di aggiustamento del senso degli elementi coinvolti nella combinazione lessicale (cf. Pustejovsky 2002). L’attenzione è focalizzata su strutture verbo-nome (V-N) e nome-aggettivo (N-A), in particolare quelle in cui V o A esibiscono un significato figurato nel contesto collocazionale, a seguito di un processo metaforico, come per es. lanciare un appello (nel senso di ‘rivolgere’) o cibo pesante (nel senso di ‘difficile da digerire’). In relazione a tali strutture, sosterremo che mentre la scelta lessicale...

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