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Dall’architettura della lingua italiana all’architettura linguistica dell’Italia

Saggi in omaggio a Heidi Siller-Runggaldier

Edited By Paul Danler and Christine Konecny

Il presente volume in omaggio a Heidi Siller-Runggaldier, professoressa di linguistica italiana dell’Università di Innsbruck (Austria), comprende più di 40 saggi incentrati sull’architettura in senso linguistico: dopo la prima sezione sull’ architettura della lingua italiana ovvero sull’insieme delle sue variazioni a livello diacronico, diatopico, diastratico, diafasico e diamesico, segue una seconda sezione i cui contributi riguardano l’ architettura linguistica dell’Italia, ovvero la situazione linguistica in Italia e le diverse lingue minoritarie parlate sul territorio italiano (per esempio il ladino, il friulano, il sardo, il cimbro). In fondo al volume vi è una terza ed ultima sezione intitolata L’italiano nel mondo, che contiene fra l’altro contributi sull’italiano quale lingua soggetta a fenomeni linguistici panromanzi, paneuropei e internazionali.
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Lo stato dell’elaborazione del friulano: alcuni appunti

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LUCA MELCHIOR (GRAZ)

1. “Dialetto”, “lingua” e “lingua di cultura”

Pare assodato che, nell’ambito della cosiddetta “Romània continua”, la classificazione di un idioma quale lingua o dialetto si basi – a eccezione forse del francese –, piuttosto che su fatti linguistici interni, su criteri esterni, quali il grado di elaborazione da una parte e l’autocoscienza dei parlanti dall’altra (per una discussione al riguardo, cf. Krefeld 2003; 2004). Questi due fattori tuttavia sono strettamente interconnessi l’uno all’altro, condizionandosi vicendevolmente: la presenza di uno standard (diffuso) anche e soprattutto a livello scritturale, preso quale riferimento (normativo) ideale, costituisce per il parlante infatti non di rado, dal punto di vista percettivo, un discrimine fondamentale tra “lingua” e “dialetto”. Dall’altra parte, la percezione del proprio idioma come lingua (diversa da quelle vicine o compresenti sul territorio) mette spesso in moto, come si vedrà infra, dinamiche volte alla codificazione di uno standard dello stesso. Risulta dunque evidente che, secondo questa concezione – che pare tipica non solo della situazione romanza, ma più in generale europea –, lingua significhi lingua di cultura o “Kultursprache” (Kloss 21978). Non stupisce, allora, che tra le prime azioni classicamente intraprese dalle comunità linguistiche “minori” o “minorizzate” aspiranti alla “valorizzazione” del proprio idioma allo status di lingua nel senso appena accennato – o at least dalle “avanguardie generose quanto solitarie ed elitarie” (Telmon 2006, 49) che degli interessi linguistici di tali comunità si fanno paladine – coinvolgano quello che Koch (1988, 344) chiama “intensiver Ausbau”, con misure che volgono alla...

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