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Dall’architettura della lingua italiana all’architettura linguistica dell’Italia

Saggi in omaggio a Heidi Siller-Runggaldier

Edited By Paul Danler and Christine Konecny

Il presente volume in omaggio a Heidi Siller-Runggaldier, professoressa di linguistica italiana dell’Università di Innsbruck (Austria), comprende più di 40 saggi incentrati sull’architettura in senso linguistico: dopo la prima sezione sull’ architettura della lingua italiana ovvero sull’insieme delle sue variazioni a livello diacronico, diatopico, diastratico, diafasico e diamesico, segue una seconda sezione i cui contributi riguardano l’ architettura linguistica dell’Italia, ovvero la situazione linguistica in Italia e le diverse lingue minoritarie parlate sul territorio italiano (per esempio il ladino, il friulano, il sardo, il cimbro). In fondo al volume vi è una terza ed ultima sezione intitolata L’italiano nel mondo, che contiene fra l’altro contributi sull’italiano quale lingua soggetta a fenomeni linguistici panromanzi, paneuropei e internazionali.
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Europeizzazione come principio dello sviluppo dinamico dell’italiano moderno. Su una nuova tappa dell’evoluzione attraverso il neolatino e l’internazionalizzazione

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CHRISTIAN SCHMITT (BONN)

1. Premesse metodologiche

Fin dagli inizi, per la filologia romanza è un fatto assodato che lo sviluppo delle lingue romanze dal latino segua due parametri: l’evoluzione linguistica interna e quella esterna. Queste due categorie erano già certe per Friedrich Diez (1836), come in seguito per Wilhelm Meyer-Lübke (1890-1902) e Walther von Wart­burg (1950), e nelle introduzioni alla linguistica romanza vengono ancora inse­gnate le norme per la trasmissione linguistica ereditaria (regolare) e lo sviluppo esterno alla lingua (irregolare), per lo più con riferimenti concreti all’evoluzione fonetica (cf. Tagliavini 1973, 158ss.; Renzi, 1985, 125ss.; Roegiest 2006, 21ss.).

Tale concezione ha portato al fatto ben risaputo che i dizionari etimologici di Diez (51887) e Meyer-Lübke (= REW 31935) riconoscono nelle forme trasmesse per via ereditaria gli eredi legali del latino volgare, dedicando loro così tutta l’attenzione, mentre i prestiti di trasmissione dotta, ossia i latinismi crudi, non godono di diritto di cittadinanza e vengono quindi esclusi; ancora nel Französisches Etymologisches Wörterbuch (FEW; Wartburg 1922-2005) il vocabolario dotto ha il ruolo della Cenerentola e la lingua originale, vera, viene praticamente identificata con la lingua popolare, il che non da ultimo risulta attraverso la classificazione con (I) nel FEW. Da questa prospettiva ne consegue che tale concezione rimane invariata sia nel Lessico Etimologico Italiano (LEI; Pfister 1979-) che nel DELI (22010).

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