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Munera Friburgensia

Festschrift zu Ehren von Margarethe Billerbeck

Edited By Arlette Neumann-Hartmann and Thomas Schmidt

Margarethe Billerbeck hat sich über Jahrzehnte hinweg unermüdlich für die Klassische Philologie eingesetzt. Generationen von Studenten der Fächer Latein und Griechisch hat sie als Ordinaria an der Universität Freiburg (Schweiz) nicht nur durch ihre wissenschaftliche Kompetenz und philologische Genauigkeit gefördert, sondern auch durch ihre grosse Menschlichkeit geprägt. Durch ihre zahlreichen wissenschaftlichen Publikationen sowie ihre Tätigkeit als Herausgeberin wissenschaftlicher Reihen und ihren selbstlosen Einsatz für Institutionen und Projekte im Bereich der Altertumswissenschaften hat sie zugleich weltweit grosse Anerkennung erlangt. So verstehen sich diese Munera Friburgensia, von Kollegen am Institut für Antike und Byzanz, ihren Mitarbeitern und ihren Doktoranden zum Anlass ihres 70. Geburtstages verfasst, als ein Tribut der Freiburger Altertumswissenschaften an eine herausragende Wissenschaftlerin und Dozentin.
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Un requisito di buon governo: la mens nei discorsi d’elogio imperiali del IV sec. d. C.

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← 206 | 207 →MASSIMO LOLLI

Nella sua Gratiarum actio ad Gratianum imperatorem1 Ausonio, conformandosi per un breve tratto allo schema menandreo del basilikòs lógos,2 elenca titolature e virtù di cui l’imperatore, suo discente, può fregiarsi. Compaiono, pertanto, la perpetua grate agendi benignitas,3 che la successiva bonitas corrobora, nonché la pietas, la clementia, la liberalitas, la fortitudo e – fatto assai singolare – la mens aurea.4 Il felice sintagma, ← 207 | 208 →utilizzato dal solo Ausonio, è accreditato pure nella sua Commemoratio Professorum Burdigalensium:5 ritorna, infatti, nel carme in memoria del retore Stafilio, a cui il bordolese esprime l’affetto e la stima ricordandone il «cuore d’oro», la voce persuasiva, la conversazione tranquilla;6 ma è soprattutto in riferimento all’augusto celebrando, che l’espressione solleva un aspetto sin qui disatteso. Graziano possiede non solo una mens di somma bellezza,7 bensì anche una mens pura,8 che apre scenari rivelatori di un sistema di virtù9 che è alla base di un codice deontologico «ante litteram», in cui la mens non può far difetto all’optimus princeps. Al pubblico, presente ai discorsi d’elogio rivolti agli imperatori,10 non poteva certo sfuggire una simile caratterizzazione, proprio perché di norma utilizzata da opporre a chi ne era sprovvisto, all’interno di un mondo di antivalori, parecchio esperito in una serie di studi di ottima fattura.11

Nel 289 d. C., l’oratore Mamertino esprimeva la concordia esistente tra Diocleziano e Massimiano parlando della loro una mens, indispensabile per reggere le sorti dell’impero: Rem publicam enim una mente...

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