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«Noio volevàn savuàr»

Studi in onore di Edgar Radtke del sessantesimo compleanno- Festschrift für Edgar Radtke zu seinem 60. Geburtstag

Series:

Silvia Natale, Daniela Pietrini, Nelson Puccio and Till Stellino

La miscellanea in occasione del sessantesimo compleanno di Edgar Radtke contiene una serie di articoli scientifici redatti dai suoi colleghi, amici e allievi. Gli articoli riguardano diverse aree della linguistica e trattano l’italiano e il francese contemporaneo, il substandard, il linguaggio giovanile come anche aspetti del lessico e delle lingue settoriali. Al centro dell’interesse anche i cambiamenti linguistici e sociali, la storia e la riflessione linguistica, la geolinguistica e l’etnolinguistica e questioni centrali nell’ambito linguistico e culturale della Campania.
Die Festschrift anlässlich des 60. Geburtstags von Edgar Radtke enthält eine Reihe von wissenschaftlichen Aufsätzen von Kollegen, Freunden und Schülern aus verschiedenen Bereichen der Sprachwissenschaft. Die Beiträge umfassen diverse Thematiken: Behandelt werden unterschiedliche Gebiete des Italienischen und Französischen der Gegenwart, des Substandards und der Jugendsprache sowie Fragen aus Lexik und Fachsprachen. Sprach- und Gesellschaftswandel, Sprachgeschichte und Sprachreflexion, Geo- und Ethnolinguistik sowie Fragestellungen zum kampanischen Sprach- und Kulturraum werden ebenfalls diskutiert.

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I «Pensieri della notte» di Domenico Rea: ovvero «la pelle» di Napoli. Matteo Palumbo

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I «Pensieri della notte» di Domenico Rea: ovvero «la pelle» di Napoli Matteo Palumbo 1. Questa è davvero una stagione propizia per riavvicinarsi all’opera di Domenico Rea. Il meritorio volume mondadoriano, apparso solo qualche anno fa e curato con la migliore competenza da Francesco Durante (Rea 2005a), ha avuto il meri- to di riproporre con forza la questione di uno scrittore aspro e addolorato, teso come una lama dentro le ferite perennemente aperte nel corpo di Napoli e delle creature che sono in questa città. «Creature» non è un termine ovvio, patetico e logorato. Si tratta, anzi, di una parola solenne: particolarmente cara allo scrittore di Spaccanapoli e da riascoltare con la giusta intensità che essa conserva. Pro- prio Rea invitava a riscoprire nell’etimo da cui deriva la dimensione primitiva di qualunque essere, appena uscito dalle mani del Creatore e difeso dall’unica, esi- le protezione della propria carne. Napoli, nella evocazione di Rea, diventa «que- sto luogo oscuro e infernale, dove gli uomini si chiamano “vermi” e i bambini “creature” (questo termine dà precisa l’idea di un corpo umano indifeso e appe- na rivestito di un fragile velo di carne)» (Rea 2005b: 1342)1. Questa natura pri- ma, perennemente viva e dolente, è un elemento centrale nell’intera opera dello scrittore di Nocera. Essa agisce con la legge dei propri impulsi, con il furore di appetiti eterni, con la violenza innocente di bisogni «animaleschi»2. Il mondo di Rea è, in questo senso, un mondo arcaico e antico 3 . E il napoletano che respira la...

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