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Cristo primizia dei morti e la risurrezione dei credenti

Studio su 1Cor 15

Gaetano Di Palma

Nel libro si commenta il capitolo 15 della Prima Lettera ai Corinzi. I greci ammettevano una risurrezione corporea a condizione che si trattasse di un uomo caro agli dei e con il corpo ancora incorrotto. Si spiega, pertanto, la difficoltà di alcuni tra i corinzi: essi accettavano la risurrezione di Cristo, ma non quella dei credenti alla fine dei tempi. Seguendo l’argomentazione che si sviluppa con gradualità nel capitolo 15 di 1Cor, nel saggio si cerca di far emergere con chiarezza la risposta di Paolo, il quale dimostra di non essere ignaro della cultura del proprio tempo e di servirsene per spiegare il «mistero», secondo cui non tutti i cristiani moriranno, ma tutti dovranno essere trasformati. Al termine del libro, infine, sono ripercorsi i primi secoli dell’era cristiana trattando alcuni autori che si sono dedicati a tale tema e, in particolare, hanno citato questo testo paolino.
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Capitolo sesto: Tornate in voi stessi e non peccate (1Cor 15,29–34)

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Il brano che ora iniziamo a esaminare riprende nei vv. 29–32 il tono e il tipo di argomentazione della refutatio contenuta nei vv. 12–19; i vv. 33–34, invece, sono una peroratio con cui si conclude questa parte del capitolo. Il nostro primo interesse, come sempre, è individuare la struttura del testo; poi proseguiremo con l’analisi.

I vv. 29 e 32 contengono un’apodosi con la quale si riprende quanto si diceva nei vv. 13 e 16: “se i morti non risorgono…”. La presenza di tale frase nei vv. 29 e 32 fa pensare che essi debbano essere posti in rapporto; inoltre questa frase, che è una protasi, in entrambi i versetti si trova al centro di una costruzione che ora vedremo nel dettaglio. Nel v. 29, infatti, Paolo inizia con una domanda riguardante il “battesimo per i morti”, che viene ripetuta alla fine e, tra le due domande, c’è la protasi in modo da formare uno schema a-b-a’. Qualcosa di simile accade al v. 32 dove proletticamente è posta un’ipotetica («Se soltanto per ragioni umane io avessi combattuto a Efeso contro le belve»), ma più importante è la domanda tiv moi to; o[felo"…, cioè «a che mi gioverebbe?», poi c’è la protasi e, infine, l’apodosi conclusiva favgwmen kai; pivwmen, au[rion ga;r ajpoqnhv/skomen («mangiamo e beviamo, perché domani moriremo»). Anche in tal caso abbiamo uno schema a-b-a’.

In forma interrogativa è pure la frase del v. 30, a cui si fornisce risposta con il v. 31 che...

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