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Italienische Literatur im Spannungsfeld von Norm und Hybridität

Übergänge – Graduierungen – Aushandlungen

Edited By Barbara Kuhn and Dietrich Scholler

Traditionell gelten die Begriffe Norm und Hybridität in der Literaturwissenschaft als Gegensatzpaar: Normen, wie sie seit der Antike und bis in die Frühe Neuzeit in Regelpoetiken festgehalten oder anderweitig definiert sind, werden im historischen Prozess mittels Hybridisierungen auf verschiedenen Ebenen aufgeweicht oder gebrochen, so dass sich die Hybridität spätestens in der Epoche der Romantik als neue Norm durchsetzt. Dagegen zeigen die hier versammelten Studien, dass sich die italienische Literatur einer solch eindeutigen Zuordnung entzieht. Es zeichnet sich ein von intrikaten Graduierungen und entsprechenden Aushandlungsprozessen geprägtes Spannungsfeld ab, das auf die grundsätzliche Übergänglichkeit der literarischen Rede weist: Sie ist stets unterwegs zu dem, was sie meint.

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Lo sguardo ibrido di Senilità. Svevo e Charcot: (Silvia Contarini (Udine))

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Silvia Contarini (Udine)

Lo sguardo ibrido di Senilità. Svevo e Charcot

Nonostante l’intreccio romanzesco a prima vista convenzionale, riconducibile in parte alla parodia del Verga scapigliato sulla linea Prévost-Dumas,1 e in parte al tema fin de siècle dell’educazione della donna (presente anche nei materiali autobiografici del Diario per la fidanzata), a uno sguardo più attento il secondo romanzo di Svevo si presenta viceversa come un testo ibrido, ad alto tasso di interdiscorsività, il cui significato profondo sembra da ricercare piuttosto nel dialogo con la medicina di fine Ottocento: un dialogo che di recente è tornato ad attirare l’attenzione degli studiosi proprio in rapporto alle dinamiche di ricezione e riscrittura delle «ideologie scientifiche» (Canguilhem) dentro il testo letterario.2

Del resto, a inserire la narrazione all’interno di quello che è con tutta probabilità il suo contesto originario, vale a dire il paradigma ottocentesco dell’involontario3 che precede la scoperta dell’inconscio freudiano, è stato lo stesso Svevo nel 1926, ritornando a posteriori sul suo romanzo: «Io pubblicai Senilità nel 1898 ed allora Freud non esisteva o in quanto esisteva si chiamava Charcot».4 Anche mantenendo ogni cautela riguardo alle dichiarazioni d’autore, spesso oggetto di mistificazione, bisogna chiedersi se attraverso questa formula ambigua Svevo volesse solamente ridimensionare l’influenza di Freud nel suo percorso di scrittura, dopo il successo de La coscienza di Zeno, o se invece, come sarebbe più logico considerando anche le numerose spie linguistiche che nel testo di Senilità rinviano al linguaggio tecnico della psicologia sperimentale, intendesse...

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