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Boom e dintorni

Le rappresentazioni del miracolo economico nella cultura italiana degli anni Cinquanta e Sessanta

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Edited By Inge Lanslots, Lorella Martinelli, Fulvio Orsitto and Ugo Perolino

Cinquant’anni sono un segmento di tempo ragionevolmente collaudato per guardare indietro, nel tempo, senza il pericolo della nostalgia e senza il rischio di enfasi. Cinquant’anni ci separano dagli avvenimenti che gli autori di questo libro prendono in esame: il Sessantanove e poi, a ritroso, i fatti dell’anno precedente e quelli ancora prima, quando l’Italia si trova immersa dentro le trasformazioni della modernità. Nostalgia ed enfasi sono atteggiamenti nocivi allo sguardo dello studioso: la prima indulge verso un compiacimento emotivo che può finire nella retorica del come eravamo..., la seconda corre il pericolo di amplificare i dati, ingigantire gli esiti, falsificare la percezione. Entrambi i rischi si corrono quando si analizza un periodo felice e lo si mette soprattutto a confronto con un presente di minore spessore. Ma è un rischio da cui non sono stati toccati gli autori dei saggi radunati in questo volume. In nessuna pagina si avverte il sospetto del compiacimento e nemmeno l’ombra di una malinconica retrospettiva. Semmai è forte il tentativo di ricostruire un’epoca che ha i contorni del mito: ricostruirla settore per settore, dalla letteratura al cinema, dalla pubblicità alla comunicazione aziendale, dalla musica alla televisione, confermando una scelta di metodo che privilegia la dimensione politecnica del libro, il suo essere punto di convergenza di indagini sviluppate su forme e linguaggi diversi.

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Note sulla ricerca poetica da Quarta generazione a «Officina» (Ugo Perolino)

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Note sulla ricerca poetica da Quarta generazione a «Officina»

Ugo PEROLINO

Introduzione

Dopo il 1950 maturano simultaneamente nella poesia italiana istanze di rinnovamento solo in apparenza contraddittorie. Si fa strada, da un lato, la coscienza della crisi della tensione civile e oratoria impressa dal neorealismo, innervata nei valori resistenziali, mentre, dall’altro, si rende evidente l’impossibilità di tornare alle collaudate alchimie verbali della tradizione lirica novecentista identificata tout court con l’ermetismo. Questa doppia negazione apre lo spazio a una nuova fase presperimentale che può essere osservata e descritta con caratteristiche proprie nel periodo che procede dalla pubblicazione dell’antologia Quarta generazione alla nascita della rivista «Officina». Dopo il 1950 i critici più sensibili ai valori della parola pura denunciano il vuoto, l’assenza di indirizzi innovativi rispetto alla generazione dell’entre-deux-guerres (Macrì). Le risposte variano: da una disposizione ecumenica, volta a misurare l’ampiezza quantitativa della produzione contemporanea (Falqui), a un atteggiamento operativo, volto a suscitare maieuticamente una poesia in re con l’innesto e l’ibridazione di modelli anglosassoni (Anceschi).1 Lo strumento utilizzato per “mappare” il presente e identificare un canone stilistico all’altezza della contemporaneità, resa inquieta da profonde mutazioni socio-economiche, è quello dell’antologia, che non rappresenta soltanto un progetto di catalogazione delle voci poetiche ma concorre a disegnare e incentivare linee di tendenza, movimenti e orientamenti espressivi. Un primo punto di arrivo è «Officina»: nella misura del poemetto, negli effetti di realismo, nella sperimentazione della polemica in versi con aperture ← 61 | 62 → alla cronaca e all’attualit...

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