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Boom e dintorni

Le rappresentazioni del miracolo economico nella cultura italiana degli anni Cinquanta e Sessanta

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Edited By Inge Lanslots, Lorella Martinelli, Fulvio Orsitto and Ugo Perolino

Cinquant’anni sono un segmento di tempo ragionevolmente collaudato per guardare indietro, nel tempo, senza il pericolo della nostalgia e senza il rischio di enfasi. Cinquant’anni ci separano dagli avvenimenti che gli autori di questo libro prendono in esame: il Sessantanove e poi, a ritroso, i fatti dell’anno precedente e quelli ancora prima, quando l’Italia si trova immersa dentro le trasformazioni della modernità. Nostalgia ed enfasi sono atteggiamenti nocivi allo sguardo dello studioso: la prima indulge verso un compiacimento emotivo che può finire nella retorica del come eravamo..., la seconda corre il pericolo di amplificare i dati, ingigantire gli esiti, falsificare la percezione. Entrambi i rischi si corrono quando si analizza un periodo felice e lo si mette soprattutto a confronto con un presente di minore spessore. Ma è un rischio da cui non sono stati toccati gli autori dei saggi radunati in questo volume. In nessuna pagina si avverte il sospetto del compiacimento e nemmeno l’ombra di una malinconica retrospettiva. Semmai è forte il tentativo di ricostruire un’epoca che ha i contorni del mito: ricostruirla settore per settore, dalla letteratura al cinema, dalla pubblicità alla comunicazione aziendale, dalla musica alla televisione, confermando una scelta di metodo che privilegia la dimensione politecnica del libro, il suo essere punto di convergenza di indagini sviluppate su forme e linguaggi diversi.

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Da Edipo a Narciso: note su Fellini e La dolce vita (1960) (Fulvio Orsitto)

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Da Edipo a Narciso: note su Fellini e La dolce vita (1960)

Fulvio ORSITTO

Perhaps more than any other director of the postwar period, Fellini’s public persona has projected the myth of the director as creative superstar, as imaginative magician. His name has become synonymous with fantasy and exuberant creativity.1

La “scomparsa della realtà” (a cui il sociologo francese Jean Baudrillard fa riferimento in molti dei suoi scritti con toni spesso “apocalittici”2) e la sostituzione di quest’ultima con una serie di “messe in scena” e simulazioni sempre più elaborate, è l’ipotesi da cui chi scrive ha deciso di partire per proporre alcune note sul cinema felliniano come “specchio” e rappresentazione dei mutamenti sociali vissuti dagli italiani durante il periodo del boom economico. Un tale approccio potrebbe, in realtà, riguardare tutte le pellicole felliniane realizzate tra gli anni Cinquanta e la prima metà degli anni Sessanta – specie se si considera una intervista rilasciata durante la lavorazione del suo ultimo lungometraggio, La voce della luna (1990), nella quale Fellini condivide con l’intervistatrice Lietta Tornabuoni «il sospetto che tutto sia un’enorme messa in scena, uno ← 187 | 188 → spettacolo»3 – mentre una indagine più approfondita del rapporto per molti versi “speculare” tra realtà e finzione al cinema meriterebbe senza dubbio di estendersi all’intera filmografia di un regista che era considerato (si pensi alla citazione iniziale), ed amava considerarsi, una sorta di mago illusionista.

Ciononostante, lo spettro d’analisi del presente studio sarà limitato...

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