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Il parlato nella scrittura italiana odierna

Riflessioni in prospettiva testuale

Edited By Angela Ferrari and Anna-Maria De Cesare

La scrittura italiana contemporanea non lette-raria si è oramai appropriata di strutture linguistiche che la norma tradizionale confinerebbe al parlato, e che effettivamente fino a qualche decina d’anni fa appartenevano solo all’orale. Il fenomeno coinvolge tutti i livelli linguistici: lessico, morfologia, sintassi, punteggiatura, testo. Ma, al di là di questo suo aspetto ‘pan-strutturale’, qual è la reale estensione del fenomeno? Quali le precise forme della sua manifestazione, e quale la sua ragion d’essere?
Gli studi qui proposti si configurano come un piccolo insieme di analisi di strutture linguistiche che possono essere considerate come particolarmente rappresentative e adeguate a offrire un contributo alla comprensione dell’assorbimento del parlato nella scrittura italiana odierna. Il loro taglio è volutamente diverso, in modo da individuare le molteplici sfaccettature del problema. Li accomuna la stessa ipotesi di fondo: lo scritto si appropria di quelle strutture linguistiche orali che sono provviste di una motivazione testuale, vale a dire che portano iscritte nella loro forma caratteristiche semantiche e informative che le rendono preziose per mettere in scena in modo univoco e trasparente l’architettura del testo.

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Una varietà dell’italiano tra scritto e parlato: la scritturadegli apprendentiCarlo Enrico Roggia 197

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CARLO ENRICO ROGGIA Una varietà dell’italiano tra scritto e parlato: la scrittura degli apprendenti 1. Introduzione La scrittura degli apprendenti L1 rappresenta un caso interessante e sui generis di produzione scritta fortemente influenzata dall’orale. È questo un dato acquisito da tempo sia dagli studi sulla didattica sia dalla ma- nualistica: basta ad esempio scorrere i vari manuali di scrittura prodotti in abbondanza tra gli anni Novanta e il Duemila per imbattersi (general- mente in posizione iniziale) in trattazioni più o meno circostanziate sulle differenze tra scritto e parlato, nell’evidente consapevolezza che le abi- lità di scrittura si possono consolidare solo a partire dall’acquisizione che “scrivere non è parlare”, come appunto recita un titolo di paragrafo in uno di questi strumenti (Della Casa 1994). Spesso, invece, chi impara a scrivere tende a ‘scrivere come parla’, specie in età scolare, e questo non tanto per i motivi contingenti a volte invocati (scarsa applicazione, in- flusso dei media, di internet ecc.), quanto per ragioni assolutamente strutturali, legate alla natura stessa del processo di apprendimento. Impa- rare a scrivere nella propria lingua equivale infatti a fare un percorso che va dall’orale allo scritto, e finché si è nel mezzo di questo percorso è naturale esprimersi in una forma ibrida: non più orale e non ancora com- piutamente scritta. Questa evoluzione coincide generalmente con i corsi di studio elementare e medio:1 si tratta di un’evoluzione lenta e com- 1 Ho tuttavia preferito evitare l’etichetta di ‘italiano scolastico’, specializzata per indicare una lingua affetta da una artificiosità di tipo...

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