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Poetica della metamorfosi e poetica della conversione: scelte formali e modelli del divenire nella letteratura

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Monica Bisi

Il libro mira ad offrire una nuova prospettiva dalla quale leggere la dialettica fra cultura pagano-mitica e cultura cristiana che attraversa tutta la tradizione letteraria italiana. Tema comune alle due visioni del mondo, la trasformazione è figura guida dell’intera ricerca, figura che assume declinazioni differenti e prende il nome di metamorfosi nella cultura mitica e quello di conversione nella cultura cristiana. La novità della prospettiva consiste nel tentativo di una lettura di carattere retorico di questi due fenomeni, con lo scopo di formalizzare due tipi di poetica che corrispondano al tema della metamorfosi e a quello della conversione. Il taglio dell’indagine è dunque retorico e di carattere retorico vogliono essere anche le conclusioni, che affermano la possibilità di estendere a tutta la letteratura italiana le osservazioni sulla «poetica della conversione» dantesca e di affiancarle, senza che il rapporto sia necessariamente di netta esclusione, una «poetica della metamorfosi».

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Seconda parte: la conversione

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Capitolo IV Dall’Inferno al Purgatorio: capovolgimenti Dal Miserere che inaugura il parlare del Dante pellegrino e contem- poraneamente apre il dialogo con Virgilio, oltre al «trasumanar» che segna l’inizio del viaggio paradisiaco fino alla visione finale, si svolge la salita del viator, progressivamente sempre meno faticosa per il corpo, ma più difficile per la vista e soprattutto per il logos, intelletto o parola che sia. Ed è proprio il pronunciare quel «Miserere di me» la prima azione del pellegrino capace di introdurre un novum nella scena iniziale della selva: quel grido rompe il silenzio e dice della dispo- sizione dell’uomo perduto a ricevere l’ausilio di qualcun altro. La metanoia di Dante pellegrino comincia dal riconoscimento della propria insufficienza, primo passo per lasciare spazio ad una novità di vita. La seconda azione è conseguente: dal luogo «dove ’l sol tace» verso il quale sta «rovinando» a causa delle fiere, il pellegrino ritorna, grazie a Virgilio, a guardare al «dilettoso monte». Infine, al termine del secondo canto, Dante comincia il vero e proprio viaggio nel momento in cui risponde personalmente e attivamente alla Grazia che ora sa elargita dal Cielo. Il movimento di conversione, mancato in Inf. I, comincia a prendere forma alla fine del canto successivo, quando Dante decide di iniziare il viaggio e passa da una formulazione negativa dello scopo («a ciò ch’io fugga questo male e peggio», I, 132) ad una positiva condivisione del volere di Virgilio, che poi è il volere delle «tre donne benedette» («or va, ch’un sol volere è d’ambedue...

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