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Un’autobiografia lirica

I «Canti» di Giacomo Leopardi

Fanny Capizzi

Fra le molteplici opere di Giacomo Leopardi, scrittore precoce e prolifico come pochi, manca un’autobiografi a: restano i progetti giovanili, abbozzi ricchi di spunti, ispirati a Rousseau e Alfieri, mai portati a termine. Eppure, la «storia di un’anima» di Leopardi potrebbe non essere stata completamente abbandonata, se non nella forma originaria del romanzo. All’interruzione dell’ultimo abbozzo, nel 1825, potrebbe infatti corrispondere una nuova prospettiva, orientata anche da circostanze biografiche. Leopardi, confrontatosi con il commento alle Rime di Petrarca e la compilazione della Crestomazia poetica, si è forse ispirato a queste autobiografi e liriche per ridisegnare l’indice dei Canti e raccontare la sua vita con il linguaggio evocativo e nel contempo controllato dei versi.
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Introduzione

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I Canti di Giacomo Leopardi rappresentano un momento fondamentale per la letteratura, non solo nell’Ottocento e non solo in Italia: la poesia e il pensiero, legati indissolubilmente dalla parola leopardiana, hanno attraversato i secoli e continuano ad offrire spunti innumerevoli a chiunque vi si avvicini. Alcune poesie, le più celebri, riecheggiano in una sorta di memoria collettiva scolastica: gli ultimi versi dell’Infinito, l’esordio del Canto notturno, il congedo del Sabato del villaggio. L’approccio è però spesso frammentario e idealizzato, e produce un’impressione di staticità. Inoltre, la predilezione di molti critici per gli idilli e i canti pisano-recanatesi ha relegato la seconda metà del libro in un limbo poetico, come se Leopardi fosse morto a trent’anni invece che a trentanove, come se l’ultimo decennio della sua opera non corrispondesse con l’idea luminosa delle liriche della sua giovinezza.

Quando mi sono riavvicinata ai Canti all’università, la lettura continuata e i costanti confronti tra i testi hanno fatto emergere un aspetto che non mi aveva mai colpita prima. La raccolta poetica mi è apparsa nella sua unità, con un’incredibile forza narrativa: la voce nostalgica e insieme perentoria delle Canzoni, il ripiegamento intimo, quasi ferito, degli idilli, l’addio alla poesia seguìto dallo slancio del Risorgimento, l’appassionata e infelice storia d’amore del ciclo di Aspasia, la feroce disillusione della Ginestra, l’ambiguità dei testi conclusivi, incentrati sulla morte dell’io. I Canti mi sembravano insomma raccontare una storia personale, la storia di una vita, narrata con l’alternarsi di entusiasmo e delusione, desideri e rimpianti....

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