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Studi Pergolesiani / Pergolesi Studies

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Edited By Francesco Cotticelli and Paologiovanni Maione

Il libro raccoglie gli atti del convegno internazionale Sopra il gusto moderno: Civiltà musicale napoletana nell’età di Pergolesi, tenutosi a Napoli nel Gennaio del 2010 nell’ambito delle celebrazioni per i 300 anni della nascita di Pergolesi. Il volume esplora l’epoca e il contesto in cui fiorì il genio di Pergolesi in prospettiva interdisciplinare. Particolare rilievo ha la ricerca archivistico-documentaria: oltre 10000 notizie inedite sulla vita teatrale e musicale a Napoli nel primo Settecento sono riportate alla luce e permettono una nuova ricostruzione storica di quella stagione.

The book contains the proceedings of the conference Sopra il gusto moderno: Civiltà musicale napoletana nell’età di Pergolesi, held in Naples in January 2010 as part of the celebrations for the 300 th anniversary of Pergolesi’s birth. Based on an interdisciplinary perspective, it provides insight into the time and context in which Pergolesi’s genius flourished. Special emphasis is placed upon archival research: over 10000 unpublished documents about the musical and theatrical life in Naples in the early 18 th century are brought to light, so as to offer a new historical reconstruction of that age.
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Il ‘mito Pergolesi’ nella trattatistica musicale del Settecento

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Alla base del processo di mitizzazione di Pergolesi si collocano: la pole position di Serva padrona nella serie di Intermezzi che la compagnia di Eustachio Bambini rappresentò a Parigi durante l’estate 1752; gli scritti di Rousseau (cfr. Appendice I); la morte precoce del compositore. Dietro alla malevola e irriverente affermazione di Paisiello – «se Pergolesi avesse vissuto di più non sarebbe stimato quanto lo è al presente»1 – c’è un fondo di verità; nel contesto di quel «grandioso artigianato collettivo»2 che caratterizzò la real­tà produttiva del melodramma settecentesco (incrinando di fatto il concetto stesso di stile), l’idealizzazione di Pergolesi – avviatasi a monte della Querelle des bouffons3 e consolidatasi in Italia nel momento stesso in cui le ← 539 | 540 → sue opere, eccezion fatta per lo Stabat Mater,4 cessarono di essere eseguite in pubblico – si lascia infatti leggere come un mito creato da letterati per letterati, frutto degli scritti di trattatisti orientati a delineare un’obsoleta poetica del ‘buon melodramma’ contrassegnata da topoi critici tanto generici quanto longevi: imitazione della natura, bella semplicità e soprattutto accorta sudditanza della musica nei confronti del testo poetico.

Lungo la seconda metà del Settecento e i primi decenni del XIX secolo i teorici dell’Opera impostarono le riflessioni sull’arte pergolesiana incasellandole all’interno di tre macro-tematiche che qui si cercherà di focalizzare sulla base di un’escussione condotta su una cinquantina di volumi (cfr. Appendice II).

La prima macro-tematica, Pergolesi e l’idea di bella semplicità, nel porsi come diretta prosecuzione della Querelle des...

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