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Alessandro Manzoni nei paesi anglosassoni

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Alice Crosta

Secondo la maggior parte dei critici, la fortuna di Manzoni in Gran Bretagna e negli Stati Uniti è stata molto limitata. Ma questo volume, che tratta della ricezione manzoniana nei paesi anglosassoni nell’Ottocento, cerca di ridimensionare l’interpretazione tradizionale della ‘sfortuna’, presentando numerosi documenti dai quali si evince che le opere di Manzoni erano lette e spesso anche apprezzate. Nell’Inghilterra romantica e vittoriana, le testimonianze più evidenti della fortuna di Manzoni comprendono due recensioni di Mary Shelley, e alcune fictions (di autori come Bulwer Lytton ed Elizabeth Gaskell) che alludono ai Promessi sposi. Negli Stati Uniti, spiccano i riferimenti a Manzoni in alcune conferenze di Emerson e negli articoli di Margaret Fuller. Inoltre non va dimenticato il ruolo degli esuli politici del Risorgimento, che attraverso l’insegnamento dell’italiano e la pubblicazione di recensioni contribuirono (anche se in modo contraddittorio e ambivalente) alla fortuna internazionale di Manzoni. Spesso infatti nei paesi anglosassoni le sue opere venivano lette e discusse attraverso una mediazione italiana, francese o tedesca, un complesso scambio di edizioni e di recensioni.
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7. Giudizi critici: Longfellow e Sumner

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7.Giudizi critici: Longfellow e Sumner

Il poeta Henry Wadsworth Longfellow (Cambridge, Massachussetts, 1807-82) insegnava lingue moderne ad Harvard. Negli anni ’60 fondò il Dante Club e pubblicò la traduzione dell’intera Commedia con la collaborazione di altri letterati. Legato a una visione classica della letteratura italiana, non comprendeva quella contemporanea: il suo giudizio riduttivo su Manzoni è testimoniato dal diario e da due passaggi di una lettera del 1840 all’amico Greene. L’annotazione del diario è stata segnalata da Garofalo, la lettera è citata da Low348.

Il 22 giugno 1840 il poeta ricorda nel suo journal la lettura dei Promessi sposi, che non riescono a interessarlo: «In the afternoon fell asleep over Manzoni’s Promessi sposi, which does not bear me away as it does some others»349.

Nella lettera a Greene datata Cambridge, 4 settembre 1840, Longfellow annuncia all’amico, che si trova a Roma (è console americano dal 1835 al 1847), la prossima pubblicazione dell’articolo sui Promessi sposi (uscirà sulla «North American Review» in ottobre). Del giudizio di Greene su Manzoni, Longfellow sottoscrive solo le (poche) critiche, ma immagina che l’amico Sumner condividerà gli elogi.

The paper on Manzoni is now printing. You will be disappointed to hear that I do not take a great fancy to it. I agree with you only in your censure. Sumner will take up the other side and subscribe to your lavish encomiums; as he has been bitten by I Promessi Sposi and has the disorder very bad. I shall send you...

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