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La Rivoluzione in una parola

« Bienfaisance » 1789-1800

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Patrizia Oppici

A differenza di altri concetti su cui il ruolo svolto dall’Illuminismo è universalmente noto, beneficenza è un termine che appare indissolubilmente legato all’Ottocento, ed a una visione paternalista ed ipocrita dei rapporti sociali. Pochi conoscono le avventure settecentesche dell’idea di « bienfaisance » che, al pari di termini quali tolleranza ed « égalité », è un frutto maturo dell’Illuminismo, ed una delle parole-chiave dei philosophes. Di questo concetto, essenziale nel dibattito morale settecentesco, il libro esplora le potenzialità concentrandosi sul decennio cruciale della Rivoluzione, da cui la beneficenza uscirà profondamente trasformata. Dallo studio delle più diverse fonti letterarie, tra cui saggistica politico-morale, romanzi ed opere teatrali, emergono le contraddizioni di un pensiero filantropico che la Rivoluzione fece proprio fin dall’inizio, e che dovette perciò subire i contraccolpi dell’azione politica, anche violenta, dispiegata in quegli anni. Facendo interagire l’asse diacronico degli eventi storici con una esemplificazione sincronica dei vari aspetti del pensiero del dono, il libro mostra il trapasso dall’immaginario felice della « bienfaisance » illuminista a quello malinconico o dolente della consolazione del malessere esistenziale; mentre sul piano politico l’ideale riformatore degli illuministi si trasforma progressivamente in un piano ragionato di conservazione sociale.

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1789

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Ancien régime I solai sono la zona più interessante di Parigi, scrive Mercier nel Tableau de Paris. E’ una boutade solo apparentemente bizzarra, se si riflette che questa considerazione per i sottotetti non nasconde un semplice apprez- zamento per la vista invidiabile che offrono sulla capitale, ma risiede nelle caratteristiche degli abitanti di queste panoramiche ma scomode abitazioni: Là, se forme en silence le peintre; là, le poète fait ses premiers vers; là sont les enfants des arts, pauvres et laborieux, contemplateurs assidus des merveilles de la nature, donnant des inventions utiles et des leçons à l’univers; là, se méditent tous les chefs-d’œuvre des arts1 (I, 29). Come nell’essere umano la sommità ospita l’organo pensante, così le case parigine hanno un «cervello», il grenier, dove si collocano il genio e le virtù della Francia: Diderot e Rousseau vi hanno abitato, come Greuze, Fragonard e Vernet. Essi non ne arrossiscono, perché si gloriano di dovere il successo solo al loro talento e non ai privilegi della ricchez- za e della nascita. Ma questi inizi difficili hanno anche un altro merito, che appare fondamentale agli occhi di Mercier: quello di aver mostrato loro la scandalosa indigenza che regna nelle povere mansarde di Parigi. Chi abita nella porta vicina a quella del giovane artista che si prepara a scalare le vette del bel mondo? «Il verra des enfants nus qui manquent de pain; une femme qui, malgré la tendresse maternelle, leur dispute quelques aliments; et le travail du malheureux...

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