Show Less

Isole e viaggi: l’Ulisse di Dante

a cura di Simona Re Fiorentin

Series:

Simona Re Fiorentin

La figura di Ulisse, centrale nella Commedia di Dante, chiede al lettore di interrogarsi sui grandi temi della vita: la libertà, la grandezza e i rischi dell’«alto ingegno», i valori che definiscono la nostra umanità, la funzione della ragione e della fede nell’orientare le scelte fra bene e male. La riflessione sul significato di questo personaggio, presentato nel contesto più ampio del tema del viaggio e dell’insularità, viene sviluppata in questo lavoro attraverso un’analisi puntale del testo dantesco, che dà conto e si confronta con le numerosissime e diverse interpretazioni che nel corso dei secoli si sono sedimentate attorno ad esso.

Prices

Show Summary Details
Restricted access

Conclusione 221

Extract

Conclusione «Dante ha visto e “intel-letto” l’icona dei rischi dell’ingegno: l’anima- fiamma nel segno della frode. Se, riflettendo sulle conseguenze atrocemente definitive di un’affascinante teoria d’amore era caduto come corpo morto, ora rischia di precipitare per eccesso di concentrazione dell’animo su una sorte possibile: essere divorato dal proprio ingegno. Quando, reduce dall’alto e con sulle labbra il suggello di una grande missione, si accinge a narrare quanto ha visto nella tenebra, il cuore si stringe al pensiero del dono di fuoco dato all’uomo. Chi non vuole “in basso batter l’ali” (Par. XI 3) tende irresistibilmente all’alto come fiamma viva, ed ecco Ulisse che, nella sua confidenza ardimentosa, si confeziona ali efficaci per misurare l’immenso. Ma non questa è la colpa di un eroe dell’intelligenza. Solo in base alla Rivelazione si può affermare che la ragione è incapace di “veder tutto”, in quanto il soprannaturale fa parte dell’essere. L’insidia vera, implicita nell’eccellenza stessa, e che tinge del colore del peccato l’energia dinamica della volontà, consiste da un lato nel ritenersi onniscienti (GETTO 1966, p. 181 n. 1), dall’altro lato nel ritenere lecita la prevaricazione sugli altri. L’“uso dell’ingegno non guidato dalla virtù” (PIRODDA 1996, p. 34) che si punisce nell’oscura gola, colpa di livello basso, risvolto “comico” di azioni rubricate come grandi (BÁRBERI 1978, p. 27), è l’orgogliosa autosufficienza di chi pensa che “cuore” e “senno” non comuni (Inf. XVIII 86) autorizzino non solo le azioni eroiche ma pure l’inganno a sfavore dei meno acuti, le ambagi avvolgenti della retorica, l’uso spregiudicato...

You are not authenticated to view the full text of this chapter or article.

This site requires a subscription or purchase to access the full text of books or journals.

Do you have any questions? Contact us.

Or login to access all content.