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Memoria storica e postcolonialismo

Il caso italiano

Series:

Martine Bovo Romoeuf and Franco Manai

Questa raccolta di saggi si propone di dare un contributo alla discussione attuale sul discorso postcoloniale italiano, cioè quell’insieme di testi incentrati in modo critico sulla Storia coloniale in generale e su quella italiana in particolare. Si tratta di una produzione che, attraverso diversi mezzi di comunicazione, dalla letteratura al cinema, dal teatro al fumetto, dalla televisione ai quotidiani, dalle riviste a internet, ha esplorato percorsi nuovi e si è espressa in svariati generi, spesso mescolandoli: dalle autobiografie alle biografie, dal romanzo storico o neostorico al realismo magico, dal romanzo giallo o noir a quello d’avventura o d’appendice, dalla poesia alla canzone, dal film al documentario, dal fumetto in serie al graphic novel. Allargando lo sguardo al colonialismo interno, con i casi esemplari della Sardegna e della Sicilia, il volume intende dare conto, attraverso la concordia discors dei vari saggi, della direzione che sta prendendo la ricerca oggi in campo postcoloniale.
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“Africa, bel suol d’amore”: La memoria, la storia, il romanzo (Luciano Marrocu)

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La memoria, la storia, il romanzo

Luciano MARROCU

Università di Cagliari

Su tutto c’è un primo ricordo e il mio primo ricordo a proposito di colonialismo italiano è una canzoncina: «E lo presero Tito Minniti, nel bel fiore della sua gioventù», recitava il primo verso di una canzone sentita più volte da mio padre intorno agli otto-nove anni. Per capire come questa canzoncina c’entri (e non poco) con il tema di questo volume bisogna sapere che Tito Minniti era un aviatore italiano il quale durante una ricognizione sul Dagabur – siamo nel 1935, alla vigilia dell’aggressione italiana in Etiopia – venne colpito e costretto ad atterrare. Catturato dagli etiopici fu orrendamente torturato e ucciso. Va precisato che mio padre non era affatto un nostalgico del fascismo e sono certo che non attribuiva un particolare significato alle parole della canzone, né pensava all’episodio che l’aveva generata. Quella canzoncina di regime che, come la più famosa Faccetta Nera, aveva appreso meccanicamente sfilando da balilla, rispuntava ora fuori dai recessi della memoria con la stessa inconscia meccanicità. Neppure io attribuivo un preciso significato alle parole di quella canzone anche perché del loro retroterra storico, cioè a dire dell’orribile fine di Tito Minniti, avrei letto solo qualche anno più tardi. Non che a questo punto diventassi un simpatizzante del colonialismo. Considerando quanto poco sapevo allora dell’Etiopia e dell’aggressione italiana nei suoi confronti, si può forse capire come mi facessi degli etiopici un’idea molto...

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