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Memoria storica e postcolonialismo

Il caso italiano

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Edited By Martine Bovo Romoeuf and Franco Manai

Questa raccolta di saggi si propone di dare un contributo alla discussione attuale sul discorso postcoloniale italiano, cioè quell’insieme di testi incentrati in modo critico sulla Storia coloniale in generale e su quella italiana in particolare. Si tratta di una produzione che, attraverso diversi mezzi di comunicazione, dalla letteratura al cinema, dal teatro al fumetto, dalla televisione ai quotidiani, dalle riviste a internet, ha esplorato percorsi nuovi e si è espressa in svariati generi, spesso mescolandoli: dalle autobiografie alle biografie, dal romanzo storico o neostorico al realismo magico, dal romanzo giallo o noir a quello d’avventura o d’appendice, dalla poesia alla canzone, dal film al documentario, dal fumetto in serie al graphic novel. Allargando lo sguardo al colonialismo interno, con i casi esemplari della Sardegna e della Sicilia, il volume intende dare conto, attraverso la concordia discors dei vari saggi, della direzione che sta prendendo la ricerca oggi in campo postcoloniale.
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Note su Conrad e il postcolonialismo italiano (Franco Manai)

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Franco MANAI

University of Auckland

«The horror! The horror!»

Heart of Darkness

Fin dalla sua comparsa, nel 1898, il capolavoro di Joseph Conrad, Heart of Darkness (Conrad & Murfin 2011) si è posto come la pietra di paragone del discorso narrativo sul colonialismo occidentale. Se vogliamo ridurre un romanzo ricco di sfumature e sfaccettature, di giochi di specchi e di incastri, di ambiguità e sottintesi, a uno schema rudimentale, che è poi diventato un paradigma per tutto un filone narrativo (e saggistico) che arriva fino a noi,1 possiamo fondamentalmente vederci la storia di un occidentale che si reca in una zona geografica lontana dalla civiltà europea e nella realtà selvaggia, perversa, malata di questo mondo scopre la propria barbarie, perversione, malattia.

Una tra le costanti di maggior rilievo nelle opere che si rifanno a questo paradigma è per l’appunto la presenza, spesso ossessiva, della malattia. Di volta in volta si incontreranno lebbra, cancrena, sifilide, da sole o tutte assieme, ma sempre la valenza metaforica supera di gran lunga quella letterale: la vera malattia che spadroneggia e spopola nelle pagine di questi romanzi è la malattia morale dell’europeo, dell’occidentale che, spinto dalla pulsione di conquista, costitutiva della sua cultura, esporta nell’universo mondo la tabe di un’avidità senza freno, di una ingordigia sorda a ogni richiamo morale e pronta a divorare, nonché gli altri, se stessa.

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