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Pasolini

Cinema e antropologia

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Donatella Maraschin

Questo è il primo libro che esplora sistematicamente le strategie discorsive e le metodologie antropologiche adottate da Pier Paolo Pasolini nei suoi film. L’analisi delle intersezioni tra discorso antropologico, documentario e finzione rivela i modi attraverso cui il cinema di Pasolini sia profondamente correlato all’antropologia visuale, nei modi concettualizzati negli anni Ottanta dalla New Ethnography, sia in termini di pratica che di ricerca teorica. Una delle tesi del libro è che i film di Pasolini contengano ricorsi antropologici che emergono da una discorsività percettiva che li avvicina a uno dei più interessanti indirizzi dell’antropologia visuale anglosassone, quello dell’antropologia dei sensi, rendendo manifesto il loro valore pionieristico e visionario. L’analisi delle categorie corporali, topografiche, ritualistiche e identitarie presenti nei film di Pasolini svela inoltre istanze discorsive che si spingono oltre le ideologie coloniali e moderne spesso attribuitegli dalla critica tradizionale.
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Capitolo 2: Il film come indagine antropologica

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L’antropologia visuale deriva dalla crescente attenzione presso gli antropologi verso i più disparati sistemi visuali adottati dall’uomo nella comunicazione sociale, e si qualifica da un lato dall’uso di materiali audiovisivi come fondamento della metodologia di ricerca, e dall’altro dallo studio dei sistemi visuali come strutture culturali.1 Difatti, la fotografia e il film vennero utilizzati strumenti di ricerca sin dagli arbori dell’antropologia, e divennero impopolari quando, con l’affermarsi dello struttural-funzionalismo inglese e dello strutturalismo francese (entrambi interessati alle strutture profonde della cultura, come ad esempio gli schemi di parentela), la scrittura apparve una forma più agevole di descrizione e interpretazione. Si dovette attendere lungo tempo perché lo struttural-funzionalismo perdesse il suo primato sulla ricerca e, con l’affermarsi nell’antropologia americana incentrata sulla cultura e sulla personalità, la fotografia e il film ritrovassero un ruolo di rilievo nella ricerca antropologica.2 Non stupisce dunque come l’antropologia visuale abbia trovato il suo maggior sviluppo nell’ambito dell’antropologia culturale americana, dove il fiorire della scuola di pensiero simbolica ha favorito lo sviluppo di un approccio epistemologico sincretico, dando ← 33 | 34 → forma all’antropologia visuale come disciplina autonoma (tra gli altri con Benedict, Margaret Mead e Gregory Bateson).3

L’antropologia visuale oggi è maturata in una disciplina accademica molto prolifica e sempre più interdisciplinare. Un campo di ricerca che si è sviluppato nell’ambito dell’antropologia in generale e dell’antropologia visuale in particolare, è quello che si occupa delle sinergie tra l’antropologia e le pratiche artistiche. Nell’ambito di queste teorizzazioni che decostruiscono i fondamenti positivisti della disciplina antropologica, dell’antropologia come scienza, si...

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