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Verga innovatore / Innovative Verga

L’opera caleidoscopica di Giovanni Verga in chiave iconica, sinergica e transculturale / The kaleidoscopic work of Giovanni Verga in iconic, synergetic and transcultural terms

Series:

Dagmar Reichardt and Lia Fava Guzzetta

Questa antologia internazionale focalizza l’opera letteraria di Giovanni Verga puntando sul suo potenziale «caleidoscopico» e transculturale. Le innovazioni del grande Verista siciliano, il respiro europeo del suo pensiero, le numerose sinergie estetiche e la sensibilità della sua denuncia sociale rivelano un autore pronto a dialogare attraverso la sua arte con i più squisiti scrittori della «letteratura mondo».

This international collection focuses on the literary work of Giovanni Verga pinpointing its «kaleidoscopic» and transcultural potential. The innovations of the leading Sicilian «verista», the European drive of his thought, the many aesthetic synergies and the sensitivity of his social denunciation show an author ready to interact through his art with top writers in World Literature.

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Tra Pitrè e Capuana. Verga e quelle strane “gare” (Dario Tomasello)

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Dario Tomasello*

Tra Pitrè e Capuana. Verga e quelle strane “gare”

Se la tradizione degli studi letterari possa ricevere nuova linfa da apporti metodologici apparentemente ad essa estranei, è questione complessa, ma, indubbiamente, lo sguardo etnografico1 proiettato sul milieu isolano, in cui la casistica verghiana e capuaniana incrocia le indagini di Pitrè, fornisce delle coordinate importanti per rileggere alcuni episodi della storia isolana, trasfigurata, in seguito dalla letteratura verista.

Grazie, in particolare, ad una lettura critica delle tesi di Giuseppe Pitrè, si rileva il configurarsi della formalizzazione di un tabù riguardo la violenza devozionale e religiosa che, amplificata nella sfera pubblica, diviene intima e segreta, occultata a sguardi esterni o, di contro, sclerotizzata in rappresentazioni oleografiche. Il saggio di Palumbo mostra la necessità di una decostruzione “genealogica” della nozione di “guerra di santi”, attraverso la quale in letteratura, qualche anno prima di Pitrè, proprio la dimensione politica e quella aggressiva della ritualità festiva erano divenute oggetto di rappresentazione stereotipata. È chiaro che, rispetto a questo ragionamento, la nostra vuole essere solo una nota a margine, ci si augura, foriera di ulteriori, decisivi, sviluppi. Magari essa sarà un tentativo di uscire dal circolo vizioso dell’autoreferenzialità letteraria e potrà instillare la curiosità legittima relativa ai rapporti complessi che scrittori già entrati nel canone nazionale come Giovanni Verga e Luigi Capuana intrattenevano con la loro realtà regionale di appartenenza, da un lato, e il più ampio scenario della neo-nazione italiana dall’altro.

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