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Verga innovatore / Innovative Verga

L’opera caleidoscopica di Giovanni Verga in chiave iconica, sinergica e transculturale / The kaleidoscopic work of Giovanni Verga in iconic, synergetic and transcultural terms

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Edited By Dagmar Reichardt and Lia Fava Guzzetta

Questa antologia internazionale focalizza l’opera letteraria di Giovanni Verga puntando sul suo potenziale «caleidoscopico» e transculturale. Le innovazioni del grande Verista siciliano, il respiro europeo del suo pensiero, le numerose sinergie estetiche e la sensibilità della sua denuncia sociale rivelano un autore pronto a dialogare attraverso la sua arte con i più squisiti scrittori della «letteratura mondo».

This international collection focuses on the literary work of Giovanni Verga pinpointing its «kaleidoscopic» and transcultural potential. The innovations of the leading Sicilian «verista», the European drive of his thought, the many aesthetic synergies and the sensitivity of his social denunciation show an author ready to interact through his art with top writers in World Literature.

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Il ’78, l’anno di Verga e di Vasta: Il tempo materiale a prova di ideologia (Monica Jansen)

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Monica Jansen*

Il ’78, l’anno di Verga e di Vasta: Il tempo materiale a prova di ideologia

Nel 2008 Giorgio Vasta, scrittore palermitano residente a Torino, esordisce con Il tempo materiale, un romanzo ambientato a Palermo nel 1978, l’anno del sequestro di Aldo Moro. Nel 1878 Giovanni Verga, catanese trasferitosi a Milano nel 1872, pubblica la novella Rosso Malpelo che viene accolta dalla critica letteraria come emblematica per l’ideologia verghiana e la “conversione” dell’autore al verismo. Tale lettura trova un particolare interesse negli anni Settanta segnati dal “Caso Verga” del 1972 e da alcune letture critiche fondamentali per la ridefinizione neo o postmarxista della relazione tra letteratura e ideologia.

Come spiega Vitilio Masiello in Il punto su Verga del 1986, il discorso critico su Verga negli anni Settanta-Ottanta si concentrerebbe sullo «specifico letterario» e sulla «dimensione della letterarietà», senza però tralasciare «tutti gli umori e sostrati ideologici, culturali, etici, esistenziali che sorreggono l’esercizio della scrittura»1 dell’autore catanese che erano centrali invece per la critica ideologica e attualistica degli anni Sessanta. Anche per la critica verghiana la fine degli anni Settanta sarebbe dunque caratterizzata da una “svolta”, che può essere interpretata come un movimento all’interno della critica marxista verso un «metodo critico-negativo», secondo la lettura di Donato Margarito inquadrata in un percorso dalla crisi del 1956 alla «destorificazione del soggetto narrativo»2 della fine degli anni Settanta, che sfocia in interpretazioni verghiane nichiliste e ontologiche3.

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