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Impegno metonimico, impegno esplicito: poetiche della Neoavanguardia a confronto.

Elio Pagliarani, Edoardo Sanguineti, Adriano Spatola.

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Emanuele La Rosa

Contro cosa si è rivolta la poetica del rifiuto formulata tra gli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento dalla Neoavanguardia italiana? È poi davvero corretto parlare di una poetica? Quali sono le dimensioni dell’impegno all’interno del Gruppo 63? Cosa hanno a che fare alienazione dell’individuo e guerra atomica con la poesia novissima? Sulla base di un confronto incrociato tra le opere più significative di tre protagonisti di quella stagione letteraria (Elio Pagliarani, Edoardo Sanguineti ed Adriano Spatola) il presente lavoro, attraverso una mirata analisi semiotica, cerca di fornire delle risposte a tali quesiti.

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V. Poetiche della Neoavanguardia a confronto

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V. Poetiche della Neoavanguardia a confronto

1. Appartenenza alla Neoavanguardia

Attraverso l’analisi testuale si spera di aver messo in luce come Pagliarani, Sanguineti e Spatola incarnino tre possibili volti della Neoavanguardia – e certamente non è escluso che ne possano esistere ancora degli altri. Questa “polifonia” è stata del resto incoraggiata dallo statuto stesso del fenomeno neoavanguardistico, che programmaticamente si è plasmato (e battezzato) attorno al gruppo rifiutando di costringersi nella forma di un primonovecentesco movimento. Questa situazione preliminare ha comportato, come già rilevato da Sanguineti su “Malebolge”, che l’unità del Gruppo 63 risiedesse non nel riconoscimento di alcune problematiche comuni a livello teorico o pratico, e di conseguenza nemmeno in una loro comune risoluzione, bensì nella possibilità di una discussione corale attraverso cui ogni scrittore potesse offrire un contributo personale al dibattito sulle sorti della letteratura italiana nella seconda metà del Novecento.

L’assenza di un manifesto comune ha quindi incentivato, come abbiamo visto, gli esponenti della Neoavanguardia a sviluppare delle posizioni teoriche individuali che potessero fornire appoggio metodologico (e giustificazione) alla concreta proposta poetica. Pur con le dovute differenze, i tre autori presi in considerazione in questo studio condividono, per lo meno ad un livello terminologico, due coordinate operative fondamentali per la definizione dell’azione neoavanguardistica: una riflessione attorno al ruolo dell’artista (o dell’operatore culturale) e al suo rapporto con il fruitore e una attorno alla lingua quale dimensione cui affidare il contenuto ideologico. Condivisa è l’aspirazione ad una destinazione “sociale” dell’istituto letterario; l’artista, attraverso il proprio operato, deve...

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