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Le Lettere e le Arti

Due giornate in memoria di Daniela De Agostini

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Edited By Margareth Amatulli and Anna Bucarelli

Questo volume costituisce la testimonianza di un incontro organizzato dal Dipartimento di Studi Internazionali dell’Università di Urbino Carlo Bo in memoria di Daniela De Agostini, docente di Letteratura francese e proustiana di lunga data. Nell’ottica interdisciplinare e intertestuale che contraddistingue la sua stessa produzione scientifica, colleghi e amici fanno ritorno alle passioni della studiosa e agli autori da lei amati e frequentati. Due saggi teorici di natura estetica e filosofica incorniciano una serie di contributi su Proust, Balzac, Flaubert, Stendhal e Perec tracciando nuovi percorsi tra letteratura, arte e cinema.
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«Ce mage assyrien aux paupières tombantes». Il Proust di Curtius

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Queste pagine, in origine una comunicazione ad un convegno su Curtius,1 traggono il loro spunto da un aneddoto proustiano contenuto in un libro di memorie casualmente trovato da un bouquiniste sulle rive della Senna. Lo avevo raccontato a Daniela, che se ne era molto divertita. Ed era stata lei stessa ad avvertirmi che sotto l’aspetto mondano e comico della vicenda se ne nascondeva forse un altro, più profondo. Non abbiamo più avuto il tempo di parlarne, ma quando sono tornato su quelle pagine non ho fatto altro che seguire le indicazioni che mi aveva lasciato la mia guida spirituale quanto spiritosa.

Due antenne tedesche hanno immediatamente captato la straordinaria novità costituita dall’apparizione del primo volume della Recherche. Se nel febbraio 1914, Rilke scriveva al suo editore: «È uscito un libro molto importante: Marcel Proust, Du côté de chez Swann, chez Grasset: un libro strano, incomparabile, di un nuovo autore»,2 il primo articolato saggio dedicato all’importanza dell’opera apparirà nel febbraio 1922 sulle pagine della rivista «Der Neue Merkur», dovuto a E.R. Curtius, allora professore all’Università di Marburgo. Curtius invia il suo articolo a Proust, il quale se ne compiace molto, ne raccomanda la lettura a tutti i suoi corrispondenti, ma in verità quell’articolo egli non lo lesse mai, faute de traduction, dal momento che non conosceva il tedesco. Come confidava alla principessa Soutzo: «Je vois avec tristesse que je ne sais plus un mot d’allemand. Et je pensais que les Allemands doivent au contraire bien...

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