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Im Garten der Texte

Vorträge und Aufsätze zur italienischen Literatur

Series:

Hans Felten

Edited By Franziska Andraschik

Der vorliegende Band umfasst fünfzehn Arbeiten des Aachener Romanisten Hans Felten. Mit unterschiedlichen Fragestellungen und Methoden betrachtet er die italienische Literatur- und Kulturgeschichte. Das Spektrum reicht von der klassischen geistes- und theologiegeschichtlich orientierten Lectura Dantis über intertextuelle und metafiktionale Untersuchungen am Beispiel der Vita Alfieris, über Diskursanalysen von Da Pontes Don Giovanni und die lettura plurale eines Calvino-Textes bis hin zu intertextuellen Untersuchungen von Tabucchis Erzählungen und der Skizze einer lettura «gender» am Beispiel eines historischen Romans einer zeitgenössischen sizilianischen Autorin.
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“Viviamo, amiamci, o mia gradita Hielle”. Osservazioni intorno alla lirica di Tasso

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Non è facile tenere una relazione sul Tasso e in particolare sulle sue poesie. Ricordiamoci che la sua produzione poetica comprende un vasto repertorio. Nella lettera a G. Giolito, lettera tante volte citata, Tasso, ovviamente rispetto all’edizione che sta progettando delle sue poesie, le ordina e suddivide secondo i temi trattati: rime d’amore, laudi ed encomi di principi e delle donne illustri, cose sacre.1 Suddivisione convenzionale che le edizioni moderne riprendono, come per esempio quella di Bruno Basile pubblicata a Roma nel 1994. Com’è noto, l’edizione del 1591 e quella del 1593 a cura dello stesso Tasso comprendono solo una parte della sua ricca produzione lirica che, globalmente, ammonta a circa duemila testi.

Un vasto repertorio è costituito pure dalla critica tassiana. Non ci sorprende che nel corso di quattro secoli dalla morte del poeta essa abbia accumulato un’infinità di studi e che, nell’attualità, si continuino a pubblicare libri, saggi e articoli dedicati alla sua produzione lirica, drammatica ed epica. Ricordiamo solo che, qualche anno fa, sono apparsi gli atti dell’ultimo congresso su Tasso costituiti da tre grossi volumi con più di settanta relazioni.2 Vista questa situazione ci si sente tentati di citare un moralista francese del Seicento, La Bruyère, che all’inizio dei Caractères, cioè delle sue osservazioni sui costumi dei suoi contemporanei, afferma: “Tout est dit et l’on vient trop tard depuis plus de sept mille siècles”. Tutto è detto e si è sempre in ritardo da più di sette mila secoli.

Tutto è detto...

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