Show Less
Restricted access

Carminis Personae – Character in Roman Poetry

Series:

Edited By Maria Grazia Iodice and Mariusz Zagorski

This volume contains a collection of papers by an international team of scholars covering the subject of literary character in Roman poetry. The list of authors discussed in the book includes the most prominent poets of Augustan and Imperial period like Horace, Vergil, Propertius, Ovid, Lucan and an epigrammatist of the 6 th century A.D., Maximianus Etruscus. Problems treated vary from theoretical through poetical to historical questions. Different points of view presented in the book give a deep insight into modern discussion on both theory and practice of literary character in ancient Roman literary tradition.
Show Summary Details
Restricted access

Ovidio come personaggio: l’inscius Actaeon di Tristia2.105: Nicoletta Francesca Berrino

Extract

Ovidio come personaggio:l’inscius Actaeon di Tristia 2.105

Nicoletta Francesca Berrino

Il secondo libro dei Tristia è costituito da una sola elegia, cui Ovidio attese durante i sei mesi del lungo viaggio da Roma a Tomi, sede della sua relegazione, e costituisce un vero e proprio discorso di autodifesa, ben costruito retoricamente, secondo l’uso concesso ai relegati di consegnare all’imperatore una propria memoria difensiva.1

I vv. 1–28 corrispondono all’exordium, in cui il poeta tenta di ottenere il favore del destinatario, Augusto, attribuendo la colpa per la quale è stato relegato alla sola sua poesia cui, tuttavia, riconosce la capacità di placare l’ira divina. I vv. 29–154, invece, sviluppano la probatio dove, attraverso exempla, il poeta di Sulmona mira a dimostrare la propria fedeltà al princeps. Nei vv. 155–206 della peroratio Ovidio augura, poi, lunga vita alla coppia imperiale, successi militari ad Augusto e a Tiberio, e auspica per se stesso migliori condizioni di vita. Segue, nella refutatio dei vv. 207–572, un lungo elenco di poeti greci e latini che si dedicarono alla poesia d’amore senza che la stessa li danneggiasse. Ovidio sottolinea, di contro, l’eccezionalità della pena a lui comminata per un suo carmen, identificato dalla critica con l’Ars amatoria,2 opera cui più volte allude lo stesso poeta nel suo libellus.3 Il carmen, tuttavia, non è l’unico ← 109 | 110 → crimen per il quale Ovidio è stato condannato. Il poeta, infatti, parla esplicitamente di carmen et error (cfr. v. 207: perdiderint cum me duo...

You are not authenticated to view the full text of this chapter or article.

This site requires a subscription or purchase to access the full text of books or journals.

Do you have any questions? Contact us.

Or login to access all content.