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Dall’architettura della lingua italiana all’architettura linguistica dell’Italia

Saggi in omaggio a Heidi Siller-Runggaldier

Edited By Paul Danler and Christine Konecny

Il presente volume in omaggio a Heidi Siller-Runggaldier, professoressa di linguistica italiana dell’Università di Innsbruck (Austria), comprende più di 40 saggi incentrati sull’architettura in senso linguistico: dopo la prima sezione sull’ architettura della lingua italiana ovvero sull’insieme delle sue variazioni a livello diacronico, diatopico, diastratico, diafasico e diamesico, segue una seconda sezione i cui contributi riguardano l’ architettura linguistica dell’Italia, ovvero la situazione linguistica in Italia e le diverse lingue minoritarie parlate sul territorio italiano (per esempio il ladino, il friulano, il sardo, il cimbro). In fondo al volume vi è una terza ed ultima sezione intitolata L’italiano nel mondo, che contiene fra l’altro contributi sull’italiano quale lingua soggetta a fenomeni linguistici panromanzi, paneuropei e internazionali.
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L’ibridismo greco-latino nell’italiano ottocentesco e le sue origini neolatine

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FRANZ RAINER (VIENNA)*

1. Introduzione

Il concetto d’ibridismo ricorre spesso negli studi di formazione delle parole ma raramente ne costituisce l’argomento centrale. Una delle poche eccezioni che conosco nel campo dell’italianistica è il recente articolo di De Roberto (2005) sui composti ibridi nel Tramater. Il presente contributo prende spunto dal materiale riunito in questo studio per approfondire la questione del suo rapporto con il latino scientifico. Prima di entrare nel merito di tale questione, è opportuno premettere alcune osservazioni generali sulla terminologia relativa al concetto d’ibridismo e sulla sua origine neolatina.

2. Osservazioni terminologiche

Come si vedrà nella sezione 3, sull’origine e la diffusione del concetto d’ibri­di­smo riferito alla formazione delle parole, ci troviamo di fronte a una terminologia che è anteriore alla nascita della linguistica come disciplina scientifica all’inizio dell’Ottocento. In questa fase prescientifica il termine si applicava in maniera molto coerente a parole composte da elementi provenienti da più di una lingua, in genere da un elemento latino e uno greco, come ad esempio lat. archidux, che contiene un primo elemento greco (archi-) e un secondo elemento latino (dux). La prospettiva era dunque etimologica, nella misura in cui i creatori della parola ibrida non avevano necessariamente coscienza di aver combinato due elementi provenienti da lingue diverse. Anzi, probabilmente nella maggioranza dei casi l’ibridismo era appunto dovuto al fatto che i creatori non avevano più coscienza dell’origine greca di un elemento ormai solidamente integrato anche nella lingua latina (e.g. archi-,...

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