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Dall’architettura della lingua italiana all’architettura linguistica dell’Italia

Saggi in omaggio a Heidi Siller-Runggaldier

Edited By Paul Danler and Christine Konecny

Il presente volume in omaggio a Heidi Siller-Runggaldier, professoressa di linguistica italiana dell’Università di Innsbruck (Austria), comprende più di 40 saggi incentrati sull’architettura in senso linguistico: dopo la prima sezione sull’ architettura della lingua italiana ovvero sull’insieme delle sue variazioni a livello diacronico, diatopico, diastratico, diafasico e diamesico, segue una seconda sezione i cui contributi riguardano l’ architettura linguistica dell’Italia, ovvero la situazione linguistica in Italia e le diverse lingue minoritarie parlate sul territorio italiano (per esempio il ladino, il friulano, il sardo, il cimbro). In fondo al volume vi è una terza ed ultima sezione intitolata L’italiano nel mondo, che contiene fra l’altro contributi sull’italiano quale lingua soggetta a fenomeni linguistici panromanzi, paneuropei e internazionali.
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Il contributo dei documenti dell’Italia meridionale allo studio della transizione dal latino al romanzo: il caso delle carte notarili del IX e X secolo

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ROSANNA SORNICOLA (NAPOLI)

1. Una considerazione generale

I documenti legali della Romània dell’Alto Medioevo sono di considerevole interesse per i linguisti come riserva di dati che possono far luce sugli sviluppi interni del latino e sulla transizione dal latino ai volgari romanzi. Lo studio di questi processi diacronici estremamente complessi ha provocato molte controversie per più di un secolo e bisogna riconoscere che non si sono ancora del tutto comprese le dinamiche di tali trasformazioni (cf. Adams 2007; 22008; Banniard 2005; Herman 1992; Varvaro 2005; in stampa). Le ragioni di queste difficoltà sono di ordine teorico e metodologico. Dopo cinquanta anni di ricerca sociolinguistica, potrebbe risultare semplicistico considerare l’evoluzione dal latino al romanzo puramente in termini di catene di trasformazioni all’interno dei sistemi linguistici (cf. Sornicola 2011a). D’altro canto, è difficile valutare l’impatto di concetti come la competenza comunicativa, il bilinguismo, l’interferenza, la diglossia – nozioni chiave della sociolinguistica – sulla nostra comprensione degli aspetti macroscopici e microscopici di tali trasformazioni.

Eppure, ci sono varie ragioni per cui oggi difficilmente si può credere che l’idea di ‘passaggio’ dal latino al romanzo sia qualcosa di più di una metafora. In primo luogo, il latino e i volgari convissero per secoli in una situazione che molti studiosi hanno definito ‘diglossica’. Inoltre, c’è tra i linguisti un largo consenso sul fatto che le trasformazioni linguistiche non si determinano nei sistemi in sé, ma all’interno dei gruppi sociali di individui che utilizzano la lingua. Una ulteriore ragione risiede...

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