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Dall’architettura della lingua italiana all’architettura linguistica dell’Italia

Saggi in omaggio a Heidi Siller-Runggaldier

Edited By Paul Danler and Christine Konecny

Il presente volume in omaggio a Heidi Siller-Runggaldier, professoressa di linguistica italiana dell’Università di Innsbruck (Austria), comprende più di 40 saggi incentrati sull’architettura in senso linguistico: dopo la prima sezione sull’ architettura della lingua italiana ovvero sull’insieme delle sue variazioni a livello diacronico, diatopico, diastratico, diafasico e diamesico, segue una seconda sezione i cui contributi riguardano l’ architettura linguistica dell’Italia, ovvero la situazione linguistica in Italia e le diverse lingue minoritarie parlate sul territorio italiano (per esempio il ladino, il friulano, il sardo, il cimbro). In fondo al volume vi è una terza ed ultima sezione intitolata L’italiano nel mondo, che contiene fra l’altro contributi sull’italiano quale lingua soggetta a fenomeni linguistici panromanzi, paneuropei e internazionali.
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L’indicatore di forza di interrogazione in alcuni dialetti settentrionali tra affisso e clitico

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ELISABETTA FAVA (FERRARA)

1. Introduzione

L’esistenza di tratti della morfologia verbale che consentono di distinguere le domande da altri tipi di atti è stata da tempo affrontata nello studio di lingue non indoeuropee, come l’Hidatsa, lingua sioux, o il Blackfoot, del raggruppamento algonkino, per le quali si è dimostrato che i morfemi interrogativi sono realizzati con una serie di processi morfofonologici che confermano la loro natura flessiva (cf. Sadock / Zwicky 1985; Palmer 1986; Fava 1993). Un caso interessante nell’ambito indoeuropeo è costituito dall’indicatore di forza di domanda proprio di molti dialetti settentrionali, quello della cosiddetta coniugazione interrogativa (cf. Loporcaro 2009). La categorizzazione affissale del fenomeno risale già alla tradizione grammaticale dell’Ottocento, che utilizzava i termini di coniugazione interrogativa, e, talora, anche di modo interrogativo sottolineando, con il primo termine, coniugazione, o modo, l’unità venutasi a creare tra la forma verbale e quella pronominale e, con il secondo termine, interrogativa, la relazione tra il particolare tipo morfologico e l’atto di domanda.1 Questa peculiare caratterizzazione morfologica del verbo, derivata diacronicamente per enclisi dei pronomi-soggetto posposti, testimonia l’avvenuto passaggio da una strategia, che inizialmente sfruttava certe modificazioni dell’ordine degli elementi per segnalare atti di domanda, ad una strategia che sfrutta variazioni nella forma flessiva del verbo. Secondo Rohlfs (1969, 257) la coniugazione interrogativa, che si ritrova in molte parti dell’Italia settentrionale, è penetrata fin in Toscana nella Lunigiana e nella Garfagnana. La categorizzazione affissale di questo indicatore di interrogazione coesiste, o si oppone, ad altre analisi sintattiche, in cui l’elemento...

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